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Il tumore al seno si riduce se corri? Effetto cicogna

Leggiamo questa notizia, una delle decine che ogni settimana, nessuna esclusa, si battono sui giornali di tutto il mondo:

Grande scoperta negli Stati Uniti, un’ora di camminata al giorno previene dal tumore al seno

A fare questa importante scoperta è stata la dottoressa Alpa Patel, epidemiologa del cancro e direttore del Cancer Prevention Study-3 per l’American Cancer Society, (ACS), pubblicato sulla nota rivista, American Association for Cancer Research. Lo studio è consistito nel sottoporre a controlli frequenti e regolari circa 74mila donne in menopausa, tra i 50 e 74 anni, le quali erano soggette ad uno studio approfondito sull’incidenza dei maggiori fattori di rischio per il tumore al seno. Nei questionari che venivano compilati dalle pazienti era sempre chiesto quale fosse il loro stile di vita o meglio, quante ore ognuna di loro dedicava all’attività fisica, dal Jogging alla camminata ed oltre dovevano dire quante ore passavano a guardare la televisioni o fare altre attività sedentarie. E’ emerso che le donne che avevano uno stile di vita più attivo, le quali impiegavano almeno un’ora della loro giornata al movimento fisico, risultavano meno a rischio di chi non lo facesse.
Un’altra dimostrazione di quanto lo sport sia utile al fisico ed alla salute e che molte volte prevale anche su qualche medicinale, sarebbe opportuno che tutti coloro che sono nelle possibilità di svolgere un’attività fisica, lo facciano davvero se poi ci associamo anche il non fumare potremmo davvero avere più speranze di essere sani.

Non è una testata particolare, ma la notizia rimbalza globalmente nelle agenzie di stampa.

Cosa c'è di strano? Il criterio scelto dalla comunicazione che porta a proclamare con sensazionalismo una "grande scoperta", quando non ci sono risultati rigorosi e definiti ma solo congetture statistiche, per cui i due elementi presi in considerazione possono non avere, e molto probabilmente non hanno, alcun nesso di causa.

Potremmo alla stregua prendere un campione di 1000 persone, 500 delle quali si dichiarano irascibili, e fargli compilare un questionario generale sulle abitudini di vita, magari facendo specificare a quale sport sono più appassionati. Potrebbe uscirne che quei 500 casi per un 20% del campione sono nuotatori.
A che titolo posso ritenere che quei 500 siano più irascibili perchè nuotano? La formula usata è quella della probabilità: se nuoti hai una probabilità del 20% di essere irascibile.
Di base c'è sicuramente un assunto pregiudiziale, soprattutto dove la ricerca ha proprio l'obiettivo di dimostrare qualcosa, un risultato previsto, come il semplice fatto che il movimento fa bene perchè si sa, è assodato.
Ma in che percentuale effettiva queste donne americane, con una vita attiva e sportiva, avevano meno tumore al seno, lo sappiamo? Sì, il 14%...

Questo è il modus operandi ormai consolidato, che appare innocuo: certamente può essere utile la ricerca statistica, ma forse è la comunicazione che se ne fa a essere troppo spesso sciatta, superficiale e tendenziosa.
Al di là delle considerazioni sul cancro al seno secondo le 5 leggi biologiche che qui non discutiamo, una informazione del genere ha valore nullo, e semmai ha valore socialmente negativo rispetto al panico che sa alimentare, di chi non può camminare un'ora al giorno per tutta la vita per ridurre del 14% le probabilità, e di chi pensa che se non lo fa si mette in pericolo.
Sicuramente da inquadrare, questa notizia, nella campagna di ottobre 2013 per gli screening al seno.

Questo modus operandi è stigmatizzato dal famoso "effetto cicogna", un meccanismo deduttivo che consiste nel confondere correlazione (casomai ci fosse) e causalità.
"Con un'indagine demografica si è rilevata una diminuzione drastica della natalità in Italia
Si è altresì visto che nello stesso periodo la migrazione delle cicogne ha ridotto il numero di esemplari presenti sul territorio. 
Vi è quindi evidenza che, con meno cicogne, ci sono di conseguenza meno bambini".



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