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Un attimo...
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Quando la TV si arreda a macelleria dell’anima

Shannen Doherty scoppia in lacrime per la sua malattia, non so quanto vivrò


Metti una attrice famosa, un programma biologico che è l’incubo di ogni donna, e una trasmissione televisiva americana con una potenza di fuoco mediatico colossale.
Esibisci il dolore attraverso spettacolarizzazione della malattia, lacrime e pietismo.
Intimorisci con una cura molto invasiva: se la cura è così terribile e pericolosa, deve significare che la malattia è certamente ancora più terribile e pericolosa.
Esponi un prezzo salatissimo: impedisci a una donna, proprio a causa della cura, di diventare mamma, il sogno della sua vita.
Permetti la partecipazione emotiva di milioni di donne che si stringono intorno al suo dolore.
Mostra una gran voglia di lottare (enunciata), ma lascia trasparire disperazione (effettiva).
Agevola l’immedesimazione con l’attrice, riferimento di tantissime ammiratrici in tutto il mondo.
Lascia che il costo emotivo nutra l’angoscia di uno spettro insopportabile.
Fingi di non conoscere l’effetto nocebo.
Trascina in scena la colpa e la rabbia. Un’altra donna, la ex-manager, non aveva pagato la sua polizza sanitaria, togliendole la possibilità, con tale omissione, di accedere alle cure precoci.
La rabbia,l’ingiustizia e il capro espiatorio.
Lo sfoggio di de-responsabilizzazione alla salute.
L’appello pubblico per la corsa alla diagnosi precoce e l’errore da non commettere mai più.
Il terrore di non fare in tempo, nell’affannosa rincorsa ad un ritardo che è sempre in agguato.
L’augurio dissimulato affinché nessuno finisca mai in quella terra desolata in cui, senza la protezione armata di una azienda assicuratrice, si è inermi in balia di un fato crudele.
Una clessidra inesorabile nella quale non vedi quanta sabbia c’è, il panico di “non so quanto tempo mi resta da vivere”.

Metti tutto questo e hai servita la distillazione della odierna percezione media e mediatica sulla salute: una macelleria per la psiche.
Misura la distanza da quel mondo a qui.

Se guardassimo sobriamente i fatti concreti, osservando i processi biologici e sensati in corso sui tessuti, il panico si ridimensionerebbe, sia per la giovane attrice sia sul lato dell'impatto mediatico.
La spettacolarizzazione della malattia contribuisce, in modo voluto o inconsapevole, ad alimentare emozioni estremamente nocive che producono con assoluta certezza effetti nocebo, sia per il pubblico "malato" che si immedesima senza via di scampo, sia per il pubblico "sano" che vive la minaccia spettrale di un mostro malvagio fuori controllo.
Il cambio di paradigma sul concetto di "malattia" è oggi un vaccino necessario per l'immunizzazione dagli attacchi della comunicazione di massa, che (ad alcuni sembrerà paradossale) hanno un potere epidemiologico molto più reale e concreto di un presunto virus.

Compiere un ribaltamento a 180 gradi di tutto un sistema di credenze non è facile per nessuno e richiede tempo. 
Per cominciare, qualunque cambiamento prende le mosse dalla disponibilità a sperimentare concretamente e di persona altri punti di vista, anche apparentemente impossibili e incongruenti; una disponibilità che non è certamente scontata, perchè non ha alcun diritto di cittadinanza al cospetto di identificazioni (professionali, ideologiche...) e, spesso, necessita di essere passati attraverso un profondo fallimento personale. 

Se, leggendo la notizia, ti è rimasto un po' del sapore di sciagura per una persona che lotta contro una grave malattia, sei ancora molto vicino alla "macelleria dell'anima" e all'odore del sangue sacrificale.
Se invece ti è rimasto un retrogusto malinconico per una persona che lotta contro se stessa, allora benvenuto nel mondo delle 5LB.



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Mauro Sartorio Eleonora Meloni Paolo Sanna

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