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Decoloriamo l'Ottobre Rosa - movimento internazionale 'UnPink'

Foto in licenza CC-BY
La Casa Bianca a Ottobre
di Whitehouse.gov
L'Ottobre Rosa è una campagna mondiale che, nell'esibizione delle proprie intenzioni, dovrebbe informare e sensibilizzare le donne sul tema del tumore al seno.
Di fatto l'Ottobre Rosa in oltre 30 anni si è ormai trasformato in una ricorrenza consumistica, proprio come Halloween o Natale.
Monumenti colorati di rosa, celebrità che si vestono di rosa, campagne pubblicitarie multi-milionarie,
campagne virali sui social network, distribuzione di gadget nelle piazze, volti famosi che si prestano ad atteggiamenti da "ragazza pon pon" per comunicare il nobile messaggio della diagnosi preventiva...


IL MESSAGGIO ROSA, SEMPLICE E INTUITIVO
Il messaggio rosa è semplice: "la diagnosi precoce salva la vita".
Un messaggio davvero intuitivo e irresistibile.
Eppure omette così tante questioni rispetto alla realtà dei fatti, da diventare persino falso.

"Io penso che il mantra della diagnosi precoce offra una chiarezza molto semplice, ma la realtà implica molte incertezze. 
Solo un piccolo numero di persone può avere grandi benefici dallo screening, mentre molti altri sperimenteranno danni come falsi positivi e sovra-diagnosi.
La critica a ciò che è chiamato "movimento rosa" non è qualcosa di benvenuto: si scontra con anni di messaggi persuasivi che hanno tentato di convincere le donne a sottoporsi a controlli regolari.
L'argomento "diagnosi preventiva" è così intuitivamente ovvio che è dura accettare che l'intuizione sia una guida inaffidabile.
Gli scettici verso lo screening sono spesso visti come quelli che cercano di negare qualcosa che è innegabilmente buono, quando in realtà stanno cercando di incoraggiare le donne dandogli forza, affinché possano prendere una decisione informata che sentono giusta per loro stesse."
Steven Woloshin, MD, professore di medicina al Dartmouth Institute for Health Policy and Clinical Practice e autore del libro Know Your Chances.
Woloshin qualche anno fa scrisse anche un articolo sul BMJ in cui svelava alcuni trucchi statistici di cui certe associazioni no profit abusano per sovra-vendere la mammografia. Fonte: BMJ


LA PAURA DEL CANCRO ALIMENTA GLI ECCESSI
"È molto difficile per i medici spiegare queste statistiche ai pazienti in 15-20 minuti.
C'è alla base una narrazione intorno al cancro che parla alle persone di "morte e distruzione", e promuove l'approccio "prendilo prima possibile". 
Noi tutti conosciamo qualcuno che ha sofferto il cancro e tutti abbiamo sentito la frase "se solo lo avesse preso in tempo".
Le persone sentono la parola "cancro" e automaticamente pensano "togliamolo ed è fatta" senza nemmeno ascoltare se il medico rileva che si tratta di un tumore a lenta crescita o un "non-cancro" che non si diffonde né procura problemi. Loro sentono solo "cancro".
Io penso che abbiamo bisogno di cambiare i pesanti significati di quella parola e metterli nel giusto contesto di fronte alle persone."
Ranit Mishori MD, professoressa di Medicina di famiglia alla Georgetown University School of Medicine.

La questione dell'uso delle parole e della ipnosi da diagnosi è un tema centrale nella prospettiva delle 5 Leggi Biologiche.
Ma, come possiamo osservare, anche la medicina estranea al modello 5LB si pone numerose domande: infatti si è avviata di recente la tendenza ad eliminare la parola "cancro" (che è vissuta come una condanna a morte e agevola l'innesco della cascata delle "metastasi" psichiche) nei casi di alcune neoplasie come un tipo di tumore alla tiroide e il "carcinoma duttale in situ" al seno.
Fonti: Non è cancro, cambia il nome di un tipo di tumore della tiroide - Corriere. Cancro: gli scienziati USA: è il momento di cambiargli nome - Quotidiano Sanità.

Se l'integrazione delle leggi biologiche può aiutare a vivere le diagnosi di questa epoca con più equilibrio, l'immunizzazione dal bombardamento mediatico è per chiunque un'impresa eroica.
Rebekah Nagler è specializzata negli effetti della comunicazione che riguarda cancro e screening.
Dice: "Primo, io penso che sia semplicemente una questione di esposizione.
Con il 'messaggio rosa' siamo stati bombardati. Molte più persone sono state esposte a questo rispetto alle sfumature del messaggio 'decolorante' (unPink message).
Quindi abbiamo un risultato che nasce dallo sbilanciamento di copertura dell'informazione.
Secondo, io penso anche che si riduca ad una scelta molto personale, che ha a che fare con qualcosa di interiore: la tolleranza per il rischio. Noi affrontiamo spesso differenze molto individuali nella tolleranza verso il rischio".


NON ESISTE LA SCELTA GIUSTA
Come ripetiamo spesso - e come anche la Medicina Basata sulle Evidenze si propone - la scelta di un qualsiasi intervento per la salute si realizza nel punto di incontro tra le prove di efficacia, l'esperienza del medico e le preferenze individuali della persona, che certamente mettono anche radici nella sua più profonda intimità.
Se la medicina ha sperimentato che questo è l'approccio migliore, la comprensione delle leggi biologiche aggiunge ancora più rilevanza e costringe a porgere la massima attenzione a questi valori.
Allora non ci sarà MAI la "scelta giusta" e obiettiva, anche per due donne con una stessa identica diagnosi. Ogni donna farà la PROPRIA scelta, idealmente con la collaborazione del proprio medico e delle informazioni più aggiornate possibili.


IL MOVIMENTO PER DECOLORARE L'OTTOBRE ROSA
Da quando 5LB Magazine è nato, durante ogni ottobre rosa ha portato il suo contributo alla "decolorazione" di una forma comunicativa in cui si mischiano parole, concetti e statistiche con il fine di sovrastimare il successo di un prodotto da vendere, sottostimando (o nascondendo) i danni che ne possono derivare, e che si diffonde attraverso quella atmosfera contagiosa delle "buone intenzioni" da emulare per il bene della collettività.
Va saputo che tale attività di contrasto "decolorante", all'apparenza eversiva, è parte di un movimento mondiale di medici, ricercatori e associazioni internazionali che si oppongono al marketing della salute, fatto di colori, slogan e conflitti di interesse che in fondo non hanno niente a che vedere con la salute.
Un riferimento importante è la campagna americana "Think Before You Pink" di Breast Cancer Action, che ha prodotto anche una guida allo screening in cui, in sintesi, si spiega una differenza sostanziale che "i nastri rosa" non spiegano ma maliziosamente confondono:

1- una cosa è la mammografia come strumento diagnostico di controllo rispetto a dei sintomi o a dei rischi particolari
2- un'altra è la mammografia intesa come "rilevazione preventiva" su una popolazione sana.

1- Il primo approccio è la famosa "diagnosi precoce" propriamente detta, cioè la delucidazione rapida di una fisiologia speciale in atto. Questo è un approccio sensato.
2- Il secondo si traveste con il nome "diagnosi precoce", ma è invece il prodotto di strategie di mercato e può mettere in pericolo la salute.

Molto chiare e di buon senso le conclusioni della guida:
Quindi Cosa puoi fare? 
Conosci il tuo corpo. Se noti delle differenze nel tuo seno, la mammografia può essere uno strumento utile.
Conosci le tue scelte. Collabora con il tuo medico e comprendi i rischi e i benefici di una mammografia per decidere cosa è meglio per te.

Non stiamo parlando di iniziative nuove, ma di una forma di resistenza che è in crescita negli ultimi anni: nel 2015 il New York Times usciva con questo articolo sulla de-ipnosi da "pinkification".
Le citazioni più sopra che sono riportate senza fonte, provengono dall'interessantissimo sito che si occupa di revisione di notizie Health News Review.


IN ITALIA
La nostra penisola, isolata nel suo provincialismo linguistico e culturale, fatica ancora di più a recepire questi fatti che si fondano sulla letteratura scientifica, per natura anglofona: per questo sono sicuro che molti lettori crederanno di avere trovato in questo articolo una collezione di bufale.
Chi è personalmente coinvolto dovrebbe approfondire le fonti riportate, e comunque parlarne esplicitamente con il proprio medico.

Il seguente video, purtroppo solo in inglese, mette in scena con ironia proprio la difficoltà dei medici nel dover affrontare quei pazienti vittime del "lavaggio del cervello rosa" (pink-washing).




In coscienza di questi meccanismi, osservare come viene impostata in Italia la campagna Nastro Rosa lascia esterrefatti. Ora invito a leggere le pagine di questi giorni sui quotidiani con occhio disincantato.
L'articolo che segue nel link si rifà agli ultimi 3 anni di campagna: Elisabetta Gregoraci testimonial per lo screening mammografico. Cosa c'è di strano?



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