Chi decide davvero? Libero arbitrio, binari familiari e capsule spaziotempo

Andrea Fredi
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Rewriting the Matrix - Riscrivere la Matrice


«Ogni essere umano è dotato di libero arbitrio, pertanto determina i suoi pensieri, le sue scelte e in ultima analisi la sua realtà.»


Quante volte l’abbiamo sentita, o magari ripetuta? E quante volte, di fronte a situazioni difficili se non avverse, ci siamo convinti — e abbiamo convinto — che tutto è perfetto così com’è, che siamo creatori al 100% della nostra vita?
Nei casi più pesanti arriva anche il senso di colpa, aggiunto al danno: «se sto vivendo questo, significa che l’ho creato io». Oppure la variante elegante: «è un accordo tra anime, preso nel non-tempo per sperimentare la sofferenza e quindi evolvere».
Trovo potenziali incongruenze logiche in questa seconda tesi — laddove in una dimensione priva di tempo si prenderebbero accordi da attuare in future incarnazioni — e resta il problema di fondo. Non è dimostrabile, e per giunta annulla proprio il libero arbitrio che dice di difendere: se tutto è «già deciso» in un altrove lo è anche, comodamente, in un «altroquando».

Nodi mnestici e capsule spaziotempo

Ritengo sia una buona idea definire i termini, prima di procedere.
Un nodo mnestico è un evento — vissuto in prima persona o ereditato dalla linea familiare — che non è stato integrato: carico emotivo, dettagli sensoriali, significato attribuito, tutto congelato in quella che nei miei libri chiamo una capsula spaziotempo. Il punto interessante, e vagamente inquietante, è che una capsula non si comporta come un ricordo. Un ricordo lo guardi da fuori: sai che è passato. Una capsula, quando si attiva, la vivi come presente. Non stai ricordando di aver avuto paura nel 1989: hai di nuovo, oggi, la stessa identica paura del 1989 — corpo compreso, e spesso senza sapere perché.
Da qui i tre fenomeni che la psicogenealogia — Anne Ancelin Schützenberger, e i lavori di integrazione del dott. Vincenzo Di Spazio — osserva con una certa regolarità:
  1. la ripetizione inconscia, cioè pattern relazionali, professionali, economici identici lungo la linea familiare, come se qualcuno avesse lasciato inserito il pilota automatico, e che può condurre all’anankemimesi, l’imitazione dell’altrui destino: non si ripete un comportamento, si ripete l’esito di una vita;
  2. la sindrome da anniversario: crisi e sintomi che arrivano puntuali in coincidenza di date familiari che il diretto interessato, spesso, nemmeno conosce;
  3. la patomimesi e la cronomimesi, vale a dire l'inconscia imitazione della causa di morte di un congiunto (coevo o antenato) spesso alla medesima età (o sul medesimo cronopunto del Meridiano del Tempo).
Nessuno dei tre richiede un accordo tra anime per essere spiegato. Richiede, più prosaicamente, un sistema nervoso che ha imparato certe cose prima che tu potessi scegliere se impararle.

Le 5 leggi biologiche

Nei corsi, da qualche tempo, arriva sempre più spesso una domanda da chi ha incontrato le 5 leggi biologiche: «ma allora il sintomo non è un errore, è un programma?».
Riassumo all’osso, sapendo di non rendere giustizia a nessuno. In quella lettura, formulata dal medico tedesco Ryke Geerd Hamer, ogni cosiddetta malattia sarebbe un programma biologico sensato, innescato da uno shock inaspettato, drammatico, vissuto in isolamento e senza via d’uscita. Il dettaglio che ci riguarda è questo: non conta l’evento in sé, conta il suo contenuto soggettivo — la «colorazione» con cui è stato vissuto. 
Due fratelli affrontano lo stesso trasloco: per uno è la perdita del territorio, per l’altro la separazione dall’amico del cuore. Stesso evento, due codici diversi, due capsule diverse. È, quasi parola per parola, la definizione di nodo mnestico. Con un’aggiunta che trovo notevole: il programma avrebbe due fasi, una attiva e in tensione, una di riparazione in distensione — il che spiega un’esperienza che molti allievi mi raccontano con sconcerto, cioè sentirsi più stanchi proprio quando qualcosa si è finalmente sbloccato. Il sistema abbassa la guardia perché può finalmente rilassarsi. Senso biologico non è giudizio morale. E nemmeno colpa.

I binari

Ma il concetto che trovo davvero vicino al lavoro che facciamo con AGER è un altro: i binari. Al momento dello shock il sistema registra tutto ciò che è presente — un odore, un tono di voce, una stagione, perfino un colore — e lo archivia come segnale di pericolo. Da quel momento, ogni volta che uno di quegli elementi ricompare, il programma riparte. Riconosci il meccanismo? È la capsula spaziotempo vista da un’altra porta. Solo che qui il racconto scende fino alla pelle, in senso letterale.
Immagina Laura: ogni volta che sente il profumo di un certo dopobarba, nel giro di qualche giorno le compare un arrossamento pruriginoso sulle braccia. Nessuna allergia, dicono gli esami. Scavando, emerge che quel dopobarba era quello del padre, il giorno in cui ha lasciato casa. Nella lettura delle 5 leggi l’epidermide è il tessuto del conflitto di separazione. Il binario è l’odore. E Laura, lo capisci bene, non ha deciso proprio niente. Il suo sistema ha generato una risposta adattiva, in base al suo percepito e alle modalità di risposta disponibili al suo sistema mente-corpo.
Il binario sceglie. Tu, per ora, esegui.
Lo stesso vale per il tempo: una data, un mese, l’inizio della scuola. Ecco allora che la sindrome da anniversario trova una possibile spiegazione di meccanismo — non è il calendario ad avere poteri magici, è il sistema che riconosce una configurazione già vista grazie ai recettori temporali, i nostri molteplici orologi interiori, in costante esercizio di cronocezione (percezione del tempo o, per meglio dire, dei tempi).

Spunto di riflessione

C’è qualcosa — un odore, una frase, un periodo dell’anno — che ti mette in allarme senza che tu sappia perché? Osserva la sequenza, possibilmente senza giudicarla: sensazione → pensiero ed emozione → scelta. Poi chiediti: quella sensazione appartiene a oggi, o risuona con una capsula che si è appena riaccesa? E ancora: di chi era, in origine, quella paura?

Il libero arbitrio come aggiornamento di sistema

Mi piace la metafora informatica, perché fa anche un po’ sorridere pensare alla propria psiche come a un sistema operativo che non riceve un aggiornamento dal 1994.
Il tuo apparato cognitivo-emozionale gira su file obsoleti: codice scritto in un’epoca — la tua infanzia, o quella di tuo nonno — in cui quelle istruzioni servivano a sopravvivere a qualcosa. Il problema è che continua a eseguirle oggi, generando quella che chiamo una prigione percettiva: una reazione sproporzionata che scatena un pensiero, che genera una scelta, che porta a una conseguenza reale. La relazione che saboti. Il colloquio che va storto. Lo stesso incidente di tuo padre, alla stessa età. 
Se prendiamo le 5 leggi come mappa, quel codice è scritto su almeno tre livelli: di specie (i programmi biologici antichi), di famiglia (ripetizioni, anniversari, destini imitati), individuale (le tue capsule, con i loro binari). E c’è un dettaglio che a chi difende il libero arbitrio assoluto dovrebbe togliere il sonno: in quella lettura perfino la lateralità e lo stato ormonale del momento influenzano come un evento viene vissuto. Prima ancora della tua famiglia, anche la mano con cui scrivi partecipa alla decisione. C’è però un risvolto liberante. Se il conflitto è uno shock subìto, e non scelto, il senso di colpa del «l’ho creato io con i miei pensieri» perde gran parte del suo fondamento. Non ti sei «pensato» un sintomo: il tuo sistema ha reagito a qualcosa, con gli strumenti che aveva. Hai «creato la tua realtà», sì. Ma eseguendo uno schema ereditato e, se proprio desideri sentirti in colpa per qualcosa, uno schema al quale ti sei abituato rendendolo un componente fondamentale della tua identità. La pratica delle Tecniche di Riequilibrio Percettivo conferma, in modo empirico oltre che teorico, che qualcosa cambia solo quando quei nodi si sciolgono. Restando consapevoli che gli elementi agiscono su ordini di grandezza immensamente più grandi delle vite umane: il capitano più abile del mondo non decide la direzione del vento, né evita la tempesta che passa proprio in quel tratto di mare. Decide come tenere la rotta.
Del resto, anche nelle 5 leggi la soluzione di un conflitto non è solo mentale: passa per qualcosa che cambia davvero, nella vita concreta o almeno percepita. Chi ha studiato Henri Laborit riconoscerà l’eco della sua «inibizione dell’azione». Il timone, appunto, va anche girato.
Mi viene sempre in mente, a questo punto, una frase di Spinoza: nell’Etica scriveva che gli uomini si credono liberi per il solo fatto di essere consapevoli delle proprie azioni, ignorando del tutto le cause che le determinano. Siamo nel Seicento, nessuna nozione di inconscio o di trasmissione trans-generazionale — eppure il meccanismo dell’illusione l’aveva già inquadrato: la consapevolezza dell’effetto viene scambiata per padronanza della causa. È quello che accade a chi ripete il destino di un nonno e lo racconta come libera scelta di vita. Ed è, se vogliamo, quello che le 5 leggi dicono del corpo: vediamo il sintomo, ignoriamo il binario che lo ha acceso.

Granelli di sabbia

Quando espongo queste connessioni — lo faccio nel mio libro Riscrivere la Matrice con AGER — mi rendo conto di mettere sabbia negli ingranaggi di narrazioni molto amate. Il «tutto è perfetto così com’è», che è una valutazione morale travestita da osservazione neutra. Il «contratto tra anime», che dà per scontata la presunta prevalenza di un altrove/altroquando sul mondo in cui, guarda caso, si pagano le bollette e si è obbligati a respirare. Questo non significa conoscere con certezza le cause, la direzione e le leggi che regolano la vita sul pianeta Terra. Il legame tra capsule spaziotempo, crononautica e fisica del tempo è frutto di osservazioni empiriche, non una verità calata dall’alto.

La bussola

Sciogliere i nodi mnestici non è un interruttore: richiede pratica, non funziona allo stesso modo su tutti, e dobbiamo ricordare che le Tecniche di Riequilibrio Percettivo (TAI - Tecniche di Alchimia Interiore; EFT-i - Emotional Freedom Techniques - integrated; AGER - Age Gate Energy Release) sono strumenti di espansione della consapevolezza, non cure mediche o psicologiche. Resta però un irrinunciabile punto di partenza, un trampolino per tuffarsi nelle profondità della Vita, ed è il focus del metodo AGER, del quale sono co-ideatore grazie alla ventennale sinergia con il Dr. Vincenzo Di Spazio, scopritore del Meridiano del Tempo.

Mi auguro che questo scritto susciti domande, dubbi e commenti — favorevoli o contrari. Anche, e forse soprattutto, da chi le 5 leggi le conosce meglio di me. È, dopotutto, l’unico modo che conosco per far ripartire quella funzione un po’ desueta che si chiama pensare.

Andrea Fredi

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