Le leggi biologiche delineano il movimento della vita nel suo processo di adattamento, pertanto non si limitano a descrivere i processi dei corpi umani ma di tutte le specie viventi. Che vi sia un sistema nervoso o meno non importa, perché i processi non sono mediati dalla cognizione o dalla simbolizzazione, bensì dalla termodinamica nel senso del mantenimento di una coerenza e omeostasi.
Tutto ciò che è vivo risponde e si adatta all’ambiente percepito, a prescindere dalla complessità dell’organismo.
L’ameba (A), un piccolo organismo unicellulare privo dunque di neuroni, ci offre un’immagine chiara e semplice della seconda legge biologica, la curva bifasica.
In condizioni di stress ambientale prolungato, come dall’aggressione da disinfettanti e biocidi, le amebe sono in grado di attivare un processo di incistamento (B), formando una struttura protettiva attorno a sé: una ciste che riduce il contatto diretto con l’ambiente esterno.
Al termine del processo emerge una cellula con caratteristiche profondamente diverse. È più resistente, metabolicamente più contenuta e strutturalmente organizzata per sopportare condizioni nelle quali potrebbe non sopravvivere nella sua normale configurazione (Ec=ectociste; En=endociste).
Fonte dello studio e delle immagini Emilie Fouque et al., 2012
È in fase attiva! (cfr. la 2° Legge Biologica)
I cambiamenti messi in atto rappresentano una risposta adattiva sensata per aumentare le possibilità di sopravvivenza, rafforzando la protezione dell’organismo nei confronti di un ambiente che ha assunto un significato di pericolo.
Pertanto la variazione morfologica è l’aspetto fenomenico di un processo che rappresenta una risposta adattiva volta ad aumentare le possibilità di sopravvivenza, rafforzando la protezione dell’organismo nei confronti di un ambiente che ha assunto connotati pericolosi per l’integrità dell’ameba.
Nel momento in cui l’ameba non si trova più sotto minaccia, la struttura esterna che fino a quel momento l’ha protetta non ha più motivo di essere mantenuta e può quindi essere smantellata. Si attivano così processi di autofagia e lisi, attraverso i quali la cellula degrada parti di sé stessa.
È in fase vagotonica! (cfr. la 2° Legge Biologica)
Anche in questo caso: non è malata, non è afflitta da una necrosi incontrollata, non si sta autodistruggendo; sta smantellando parti prima necessarie, ora non più.
Benché il corpo dell’ameba non si sviluppi dai foglietti embrionali come accade per gli organismi complessi, la risposta che manifesta ci ricorda – coerentemente con la sua maggiore arcaicità – i tessuti diretti dal paleo encefalo, soprattutto i tessuti del mesoderma antico, dove in fase attiva (o di coping), quando vi è una minaccia per la propria integrità, abbiamo un aumento di funzione e proliferazione cellulare/tissutale e in fase vagotonica una corrispondente necrosi. (cfr. la 3° Legge Biologica)
La vita – automatica, intelligente, adattiva e corale – segue, lungo il suo percorso filogenetico, le medesime logiche relazionali: dalle forme più elementari e unicellulari sino agli interi ecosistemi passando per individui, branchi, specie e nicchie ecologiche.
Emozioni e pensieri emergono dalla complessità dell’organismo ma le 5LB precedono tali complessità. L’incistamento dell’ameba ci ricorda che nel guardare i sintomi non si deve ricorrere a psicologismi: il processo bifasico non dipende da ciò che l’organismo pensa, interpreta o simbolizza, ma dalla relazione con l’ambiente e dalle necessità di adattamento che ne conseguono.

.jpg)



