Terapia sintomatica e terapia causale: la differenza

Mauro Sartorio
 
Abbiamo visto che ogni processo corporeo è una risposta equilibratrice ad eventi inaspettati che mettono a rischio la sopravvivenza del sistema.
Così, dal piccolo raffreddore fino al tumore, tutto ha un senso biologico rispetto alla funzione dell'organo e del tessuto implicato.
Inoltre, nella maggioranza dei casi, la cosiddetta "malattia" si manifesta con i suoi sintomi solo in una seconda fase, che è quella di riparazione dei tessuti: infatti, le febbri e i dolori sono processi "caldi" che tendono a tenere a riposo l'organismo, in modo da consentire un rapido ripristino della normale funzione fisiologica dell'organo che era entrato temporaneamente nella "fisiologia speciale".

Quando un evento improvviso avviene una volta sola e l'organismo reagisce spostandosi dal pericolo, il processo si chiude in un unico ciclo.
Ad esempio, mangio qualcosa di avariato: l'intestino risponde con fisiologia speciale attivando il moto peristaltico per evacuare rapidamente il boccone indigesto, o invertendone la direzione se la via fosse più corta.
Molto semplice e logico.
In questo caso potrei avvertire un po' di crampi, dolori addominali e, a soluzione del problema ovvero a boccone avariato espulso, la fisiologia speciale si arresterebbe in una fase di momentaneo riposo della peristalsi (stitichezza), per poi ripristinare la sua operatività normale.

Terapie causali e sintomatiche
Come intervenire quando si sta male? Per una reazione così breve e sopportabile non c'è certamente bisogno di intervenire poichè il corpo sa perfettamente quello che sta facendo ed è solo questione di lasciargli chiudere il processo.
Se invece i dolori fossero forti, noiosi e prolungati, potrei alleviarli con terapie sintomatiche di ogni genere consultando il medico e confidando in tutti gli straordinari medicamenti disponibili, allopatici, naturopatici o di qualsiasi altro genere.
Chiamiamo questo processo "monociclico", poichè il sistema reagisce all'evento, risolve e ritorna alla normalità. Ed è quello che avviene sostanzialmente in natura.

QUANDO LE TERAPIE SINTOMATICHE FALLISCONO

Tuttavia in questa natura c'è qualcuno che ha imparato a fare qualcosa di strano: l'homo sapiens è un essere noto nel cosmo per la sua capacità di ripetere, con particolare solerzia, atteggiamenti in modo automatico anche quando lo danneggiano.
Mangio il boccone che mi fa star male, ma quando mi passa forse me lo riprendo; adesso per un po' no, ma poi ci riprovo, ce la posso fare...e la peristalsi con grande zelo fa gli straordinari.
Un modo un po' ironico e semplicistico di spiegare la questione, eppure quante volte ci ritroviamo nella vita a scottarci sempre nelle stesse situazioni, a ripetere sempre gli stessi errori, a cadere ripetutamente nello stesso buco...

Il corpo ad ogni ripetizione risponde con la specifica fisiologia utile alla sua sopravvivenza ma... quando non gli lasciamo il tempo di chiudere il ciclo di riparazione, ecco che ci ritroviamo in stallo in un lungo e ininterrotto processo di fisiologia speciale, con dolori perduranti che diventano quindi cronici.

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In queste condizioni è lecito cercare di alleviare i sintomi con tutti i mezzi terapeutici disponibili, tuttavia è anche chiaro che, se il ciclo di riparazione non riesce a terminare perchè continua a essere alimentato, diventa una lotta contro se stessi.
Come se si cercasse di asciugarsi con un asciugamano, sotto una pioggia torrenziale.

È qui che le terapie sintomatiche falliscono: perchè agiscono esclusivamente sul sintomo, non avendo la possibilità di intervenire sulla posizione dell'organismo, così ripetutamente instabile rispetto al suo ambiente.

LA NECESSITÀ DI UN INTERVENTO CAUSALE

È qui che la persona, se vuole veramente uscire dal loop, si deve arrendere e mettere nella posizione di disponibilità a fare qualcosa di diverso.
"Questo mio atteggiamento (che è una strategia biologica di sopravvivenza) è stato utile perchè mi ha fatto arrivare sano e salvo fino a qui. Adesso però, nel mondo in cui sono oggi, vedo che non è più funzionale: mi arrendo".
Da questo punto ideale in poi, lo schema ripetitivo è disinnescato e si apre la libertà del nuovo in ogni direzione.

Gli interventi che aiutano a uscire da questi atteggiamenti ripetitivi nocivi e limitanti sono quelli adottati dalle terapie causali.
Una terapia causale non interviene sul sintomo, ma ha l'obiettivo di aprire un nuovo spiraglio all'attenzione della persona, affinché possa intravvedere che ci sono possibilità diverse che può scegliere, una strada che effettivamente non scorgeva prima, una nuova modalità di affrontare la situazione.
In definitiva si tratta di un approccio che aiuta ad uscire dalla routine non-biologica che mantiene l'organismo in continua allerta, e che è la causa alla radice della "risposta patologica".
Spesso è solo questione di un piccolo movimento, perchè un aereo che decolla da Parigi e va sempre verso New York, spostando la traiettoria anche solo di mezzo grado con sorpresa può ritrovarsi in Messico. E la cosa potrebbe anche piacergli.

Lottare e tenere duro consolida gli schemi, lasciare andare ed essere flessibili apre infinite possibilità alla vita.
A ognuno la scelta per ciò che è buono, utile e possibile per lui in quel momento: interventi sintomatici, causali o "non ho voglia di cambiare niente".
Sono strumenti complementari che, oggi nella nostra società, sono a disposizione di tutti.
A chi non fosse chiaro di cosa si sta parlando, può rimanere in contatto con questo sito attraverso i social network e chiarirsi le idee col tempo.


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