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La famiglia naturale e lo spinoso tema delle adozioni di minori in coppie omosessuali

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Argomento delicato, perchè è dominio di etica e morale.
Provo a mettere qui in evidenza un principio che ritengo significativo, ma che purtroppo nel dibattito pubblico di questi giorni tra gruppi LGBT e Sentinelle in Piedi resta colpevolmente inosservato.

Le leggi di natura sono affascinanti perchè sono riferimenti assoluti.
Natura sceglie sempre la strada più breve con meno dispendio di energia.
Su questo pianeta e in questa era astronomica un oggetto cade sempre verso il suolo, e non verso il cielo.
Su questo pianeta e in questa era astronomica un bambino nasce il 100% delle volte da un papà e una mamma, non al 99% con qualche eccezione: il 100% delle volte.

Un bambino ha sempre un papà e una mamma alle sue spalle, non è argomento di discussione.
Anche quando fosse concepito "in vitro", c'è sempre un papà donatore e una mamma, o una mamma donatrice e un papà.
Loro sono i "genitori", ovvero coloro che generano, e non ce ne sono altri.

USIAMO LE PAROLE ADEGUATE

Bambino adottato e famiglia naturaleQuesto principio, che piaccia o no, è biologico e inviolabile.
Dunque ci sono sempre dei "genitori", e in seguito ci possono essere degli "affidatari", "adottanti", "tutori", "guide" di qualsiasi sesso, che accompagnano nella crescita il bambino che non ha potuto vivere al fianco di chi lo ha generato.
Usare le parole adeguate è indispensabile, poichè ogni parola ha un forte contenuto ipnotico.
"A loro vieni affidato" e invece "quelli sono i tuoi genitori", e lo saranno sempre.


RISPETTARE IL FLUSSO (EPI)GENETICO E GENEALOGICO

Per assecondare il flusso naturale della vita, non confondere questi due ruoli è tutto ciò che serve.
Se ci si concede di rispettare questo flusso, tutto fila liscio, perchè natura prende la sua solita strada, quella più semplice e senza ostacoli.
Se si pretende invece di interferire, lo si può fare, ma mettendo in conto che se ne pagherà un prezzo.

Per fare un esempio, una interferenza nella linea biologica si pone quando un affidatario, per esigenza interiore personale, assume una posizione di pretesa (più o meno esplicita) nel sostituire il genitore "quelli non ti hanno voluto, quindi adesso ci sono io": il bambino può vivere una lacerazione così profonda che potrebbe avere molte difficoltà a perdonarla.

"Dare un genitore" a un bambino che non ce l'ha, con una attitudine prevaricante di negazione delle origini, equivale al fatto - nella sua percezione viscerale - che in realtà glielo si sta togliendo, il genitore.
Il carico di rabbia che il bambino può covare per questa sottrazione è spesso palese.

Quando dare la vita a un bambino, o semplicemente una casa, si configura come una pulsione agita per colmare un'esigenza egoistica, come a soddisfare un bisogno pretenzioso che si proietta nell'avere un figlio, la situazione è rovinosa e non dipende per nulla dal fatto che la coppia sia omosessuale o eterosessuale, e neanche che sia una coppia.
Qualsiasi attitudine non sorga dalla limpida e naturale disposizione ad accogliere una vita, senza aggiungere altro, è sempre un peso caricato sulle spalle del bambino il quale, per sostenere l'esigenza dell'adulto, rischia di portare per il resto dei suoi giorni un fardello che non gli appartiene.

Il rispetto del "flusso genealogico", della linea genetica biologica, è imprescindibile.
Il contrario significa opporsi a forze incommensurabili e subirne il contraccolpo.
Aggiornamento 2019: se non sai cosa sia questa linea genealogica di cui parlo, o se solo lo intuisci, ti lascio a leggere sui recenti studi di epigenetica che raccontano in che modo biologico siamo legati alla nostra genealogia.

LA ZUFFA MEDIATICA SULLA FAMIGLIA NATURALE

Orgoglio gay e adozioni
La battaglia pubblica sulla "famiglia naturale" è una zuffa tra tonti, perchè la procreazione umana è sempre naturale, cioè data dall'unione di due sessi distinti, del seme di qualcuno e dell'uovo di qualcun altro (quandanche sia agevolata dalla tecnologia), e perchè chiunque può essere investito del ruolo di adottante, senza per questo dover meritare il disprezzo di "famiglia innaturale".
La diatriba dovrebbe rimanere piuttosto nei confini in cui è sempre stata, ovvero concentrata sulla capacità che il singolo individuo ha di sapere provvedere alla necessità del minore di vivere in una famiglia che lo accolga, indipendentemente dalla propria identità sessuale.
E questo compito di valutazione è il lavoro ordinario degli psicologi.

Sentinelle in piedi
Foto CC-BY-SA di Niccolò Caranti
Invece oggi osserviamo che, nella lite ideologica tra progressisti e conservatori, il bambino che si pretende di difendere è del tutto rimosso dallo scenario, tirato per il cordone ombelicale da una parte e dall'altra, trasformato in baluardo di contesa nel campo dei diritti civili.
In effetti, se il dibattito mantenesse separati i ruoli per quello che sono, se fossero adoperate con onestà le parole appropriate, genitori e adottanti, non sarebbero nemmeno concepibili domande irrazionali del tipo "coppie omosessuali possono essere genitori?".
Come potrebbero? Ma lo zuppone mediatico ha confuso il dibattito pubblico mescolando il cosiddetto gender, le battaglie civili sull'identità di genere e la variegata sfera dei gusti sessuali.

La questione del rispetto della linea genealogica di ogni essere vivente si farà sempre più spinosa, ora che si affacciano in modo prepotente tecniche di procreazione assistita, surrogazione della maternità, "utero in affitto" e tutto ciò che il sedicente progresso saprà concepire...



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