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Pertosse, panico e vaccini: leggi coercitive e leggi biologiche

Settimana scorsa è morta una bambina con i sintomi che sono associati alla cosiddetta pertosse.
Nonostante nessuno possa asserire e controfirmare che la causa di tale decesso sia la progressiva riduzione della copertura vaccinale registrata negli ultimi anni, si propone tale ipotesi come fatto incontrovertibile, e l'equazione viene capziosamente brandita come arma di aggressione dai mezzi di comunicazione, con plateale noncuranza dei sicuri effetti controproducenti.
Certo non si può neanche dire il contrario, cioè che il motivo della morte della bambina non sia stata una bassa copertura vaccinale: tuttavia l'arroganza della certezza è fuori luogo.

Il panico intorno ai vaccini è già alle stelle da tempo, ed è quindi bastato un singolo caso esemplare per buttare benzina sul fuoco:

Vaccinazioni in calo, molti genitori sono contrari

Eppure la pertosse non è "debellata" come il vaiolo: di pertosse nel mondo muoiono 300.000 bambini all'anno.
E non è nemmeno possibile "debellarla", perché il vaccino riduce i sintomi ma non previene il "contagio", né nei vaccinati né nei non vaccinati: i media (ma anche alcuni operatori) quando citano il famigerato "effetto gregge" lo fanno in modo capzioso con fine polemico (dal CDC: non possiamo contare sull'immunità di gregge per la pertosse  [Since pertussis spreads so easily, vaccine protection decreases over time, and acellular pertussis vaccines may not prevent colonization or spread of the bacteria, we can't rely on herd immunity to protect people from pertussis.]).
In effetti negli Stati Uniti, nonostante l'alto livello di vaccinazioni, dal 1980 i casi hanno continuato ad aumentare fino al picco storico del 2012.
Perchè? Forse perchè ci si vaccina sempre di meno? Niente affatto: principalmente perchè sono più scrupolosi i test diagnostici che rilevano più facilmente il batterio e perchè il più recente vaccino a-cellulare non è così efficace. Fonte: CDC

Anche in Europa la pertosse è ed è sempre stata molto presente.
In Italia sono stati rilevati cicli naturali di epidemia di pertosse della durata di 4-5 anni.
Nel 1991 ci fu un'epidemia, così nel 1995 ne fu prevista un'altra, e ancora una nel 2000.
Ci fu forse panico e famiglie "disubbidienti e irresponsabili" immolate nella pubblica piazza?
Ma no.
In questa notizia del 1995, il pediatra si limitava a consigliare come affrontare la pertosse, senza allarmismo, proprio come si fa con l'influenza:

Cosa succede oggi di così diverso da trovarci di punto in bianco in una polemica senza precedenti?

Solo pochi mesi fa, gli stessi media riportavano che i recenti focolai di pertosse, esplosi in comunità e soggetti altamente vaccinati, fossero causati da una mutazione del batterio, e che la conseguente inefficacia del vaccino si sarebbe globalmente manifestata negli anni successivi.
Agosto 2014

I media, che sono la nostra moderna storiografia, pare non abbiano memoria di loro stessi.

Con che diritto, dunque, distribuiamo colpe a pioggia, tra l'altro riferendoci con grande generalizzazione a singoli casi specifici? Su quali basi razionali e su quali dati?
Il panico è alle stelle.
Famiglie contro famiglie, istituzioni contro cittadini, cittadini contro istituzioni.
La percezione di ogni persona coinvolta, che sia al di là o al di qua della barricata, vacilla in un inferno.

Si stanno introducendo, finanche, leggi coercitive per obbligare alle vaccinazioni di massa.
In questo clima torrido di rabbia, panico, risentimento... secondo voi, alla luce delle 5 Leggi Biologiche, come potrà mai reagire la comunità ad una forzatura tanto scomposta?
Come potrà mai sentirsi una famiglia costretta a fare ciò che percepisce come altamente nocivo e pericoloso?
La colpa sarà addossata direttamente alle sostanze iniettate?
A quel punto, il fallimento delle vaccinazioni coatte di massa sarebbe assicurato con un effetto boomerang devastante.

Dall'altro lato, già oggi, potrà mai condurre a qualcosa di buono una siffatta comunicazione costruita sull'aggressione e non certo sulle evidenze scientifiche, sia nei confronti della famiglia "anti-vaccinista criminale e irresponsabile", sia nei confronti della famiglia vaccinista assediata dagli "untori"?

Nel modello delle leggi biologiche è infatti imprescindibile l'elemento che, al contrario, è oggi il più trascurato: la percezione dell'individuo e, in questo caso, la percezione ultra-sensibile del bambino immerso in questa guerra.
È da considerarsi certamente anche la tossicità delle sostanze utilizzate tuttavia, in proporzione, si tratta di un peso marginale rispetto all'atmosfera di pericolo collettivo che andrebbe urgentemente ridimensionata.

Ricordo che, per riportare una questione tutt'altro che definita sul piano del dialogo, la discussione nella forma generalizzata di "vaccinare sì" o "vaccinare no" non ha alcun senso, se non quando sia finalizzata alla polemica.

Ricordo anche che il "dispositivo vaccino" sarà sdoganato sul mercato farmaceutico nei prossimi anni con funzioni molto diverse da quelle originarie, con l'esplicita intenzione di contrastare ogni genere di "malattia", a cominciare dai tumori.
Per questo il mercato necessita di una strada libera da ostacoli, già da oggi e senza meraviglia, sulla quale il principio della vaccinazione sia socialmente molto ben accolto e accettato. 



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