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Le distorsioni statistiche del popolo più longevo al mondo, gli italiani (secondi solo ai giapponesi)

Gli italiani sono il popolo più longevo al mondo.
Secondi solo ai giapponesi.
Stiamo molto bene, siamo quelli che vivono di più.

Poi di colpo arriva il panico, che ci assale quando meno ce lo aspettiamo: il valore statistico medio della aspettativa di vita degli italiani (i più longevi al mondo, dopo i giapponesi) è calato da 80,3 a 80,1 anni.


Sanità, per la prima volta cala l’aspettativa di vita. “Tagliata la spesa pubblica, manca la prevenzione”
Fonte: Il Fatto Quotidiano

Prevenzione flop e meno vaccini: si abbassa l’aspettativa di vita


I media si buttano immediatamente (e per sensazionalismo e per fini politici) facendone il pretesto per trovare un colpevole, additando in modo categorico il basso livello di prevenzione (parola usata in modo generico, creando confusione tra primaria e secondaria), l'inefficienza sanitaria (si allude forse al fatto che andrebbe ancor più privatizzata?) e anche il calo delle vaccinazioni influenzali (che sono le meno efficaci!).

Beh, come si fa a dire con tanta sicumera che questi siano i motivi che riducono la vita media di 2 mesi?
Su quali evidenze comprovabili si deducono queste conclusioni?
Mentre il panico scomposto è già in pista, e perchè la sanità non funziona più, e perchè non si fa abbastanza prevenzione, e perchè non si fanno i vaccini...potremmo meditare una risposta più sobria.
Per cominciare, su quali dati possiamo dire che il calo di un dato statistico sulla vita media possa essere dovuto a poca prevenzione?
Noi italiani non ne abbiamo mai fatta molta: proprio il presidente dell'Istituto Superiore di Sanità Ricciardi, che tra l'altro è l'autore della raccolta dati sulla longevità, dice:

«Siamo la Cenerentola del mondo – ammette sfiduciato - l’ultimo Paese ad investire in prevenzione, a cominciare dalle vaccinazioni. E poi ci sono gli screening oncologici, mai partiti e che funzionano a macchia di leopardo, soprattutto per le donne».

Siamo gli ultimi a investire in prevenzione... eppure siamo i più longevi al mondo.
Nel 2014 eravamo forse tra i primi e per questo eravamo longevi, e nel 2015 di colpo siamo diventati gli ultimi a fare prevenzione?
O da questa osservazione dovrei forse concludere che, quindi, siamo longevi proprio perchè interveniamo di meno? Meno sovra-medicalizzazione e meno sovra-diagnosi?
Sulla base di quali dati farei una tale correlazione?

Potrei forse dire, anche, che tra il 2010 e il 2015 la crisi economica e sociale abbia inciso in qualche modo sulla salute della popolazione? In base a quali informazioni potrei affermarlo...o negarlo?

Per essere scientifici e riportare un'informazione corretta, sarebbero necessari studi rigorosi che fornissero qualche riferimento alle interpretazioni e alle ipotesi di causalità, piuttosto che di correlazione o forse di sola concomitanza casuale.

In effetti avevamo già portato alla luce una ricerca eseguita su decenni di prevenzione secondaria ad ampio raggio che rileva la dubbia efficacia della diagnosi precoce, proprio perchè la sua applicazione non incide sulla mortalità (nemmeno sugli esiti cardiovascolari, considerati i più pericolosi) mentre, si rileva sull'altro lato, la sovradiagnosi è un fattore molto sottovalutato.
Qui trovi l'articolo che approfondisce questo tema: "il mito inossidabile della prevenzione".

Peraltro, quel famoso dato ISTAT sul repentino aumento della mortalità nel 2015, anch'esso cavalcato furiosamente dalla comunicazione di massa (tanto che l'istituto ha dovuto emettere una nota correttiva), ha in realtà fondamento su ben altro tipo di causa, già sviscerata esplicitamente dai dati: si registra un nuovo picco per la mortalità in Italia: sono stati 54mila i decessi in più rispetto all’anno precedente. “Questo incremento è dovuto al costante aumento del numero delle persone molto anziane nel nostro Paese e all’andamento ciclico della mortalità osservabile nei dati in serie storica. Quindi tale incremento non deve destare particolare allarmismo, poiché è legato per lo più a fenomeni di natura demografica – spiega Alessandro Solipaca – Merita però attenzione da parte del Servizio sanitario nazionale il fatto che alcuni decessi sono riconducibili all’ondata di calore sperimentata nell’estate 2015 e alla mortalità per complicanze dell’influenza nella popolazione anziana. 
Si tratta cioè di morti evitabili con efficaci politiche di prevenzione, in particolare con quelle finalizzate all’informazione e alla promozione della prevenzione primaria [in questo caso riguarda la protezione dal caldo eccezionale, che tutti ben ricordiamo nell'estate 2015 NDR] e agli interventi mirati all’aumento della copertura vaccinale antinfluenzale tra gli anziani che, come documentato nel Rapporto, è addirittura in diminuzione”.

Sempre che sia statisticamente confermato, l'aumento di mortalità del 2015 sarebbe propriamente riconducibile a fenomeni di natura demografica, riscontrabile nelle serie storiche.
Che il calo delle vaccinazioni anti-influenzali abbia provocato decessi è certamente una interpretazione personale, perchè ad oggi non è sostenuta da evidenze scientifiche disponibili.

Vaccini per prevenire l'influenza stagionale e le sue complicazioni in persone di più di 65 anni.
L'evidenza disponibile è di bassa qualità e non fornisce indicazioni riguardo alla sicurezza, efficacia o efficienza dei vaccini per l'influenza in persone di più di 65 anni.
Per risolvere l'incertezza, dovrebbe essere eseguito per alcune stagioni uno studio di potenza adeguata, finanziato da soldi pubblici, randomizzato e controllato con placebo.
Fonte e approfondimento: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmedhealth/PMH0013082/

Ricordo che, in queste ore, noi italiani, i più longevi al mondo dopo i giapponesi, ci stiamo auto-accusando di non saper vivere a lungo perchè non ci occupiamo abbastanza della salute. 
Vista così, una negligenza che dà tutta l'impressione di essere una qualità.

Teniamo una posizione di autodifesa quando le ondate mediatiche sono così violente, perchè è naturale che ogni attore nel campo della comunicazione di massa giochi con il proprio capro espiatorio, distorcendo anche nei confronti di se stesso la percezione delle cose.
Se poi lo strumento su cui si fa leva sono le statistiche, le antenne si alzino anche più dritte, perchè "Ci sono tre specie di bugie: le bugie, le sfacciate bugie e le statistiche" (frase attribuita a Benjamin Disraeli)



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