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Prevenire è meglio che curare? Il mito inossidabile.

Se il concetto di prevenzione nel paradigma sanitario attuale ha un senso - perchè è importante immunizzarsi dai microbi e perchè si può intervenire prima che un malanno ci colga di sorpresa - nel paradigma delle leggi biologiche questo senso non c'è.

Non è infatti logicamente possibile prevenire una DHS, cioè un evento inaspettato che prende in contropiede l'organismo: prevenire l'imprevisto è un ossimoro, un paradosso.
Nella vita l'unico modo per evitare l'imprevisto è non esistere.
Se invece il corpo fosse già in una Fase Attiva asintomatica della curva bifasica (e lo siamo tutti bene o male), anche prevenire la soluzione sintomatica non sarebbe possibile, perchè la CL capita comunque in modo inaspettato.
Questa sarebbe inoltre desiderabile, e al limite la PCL può essere accompagnata nel migliore dei modi lungo il suo decorso.
Forse e a volte, solo la CE può essere prevista.

In sostanza, comportarmi bene non mi metterà nelle condizioni di non "fare conflitti".

PREVENZIONE SECONDARIA, DIAGNOSI PRECOCE
Ma l'accezione di prevenzione in medicina ha anche un altro significato: rilevare in una fase precoce una "anomalia".
Allora penso: se prendo in tempo questa anomalia e la tratto in anticipo, il rischio che diventi qualcosa di più pericoloso è limitato.
Sapere prima potrebbe effettivamente aiutarmi.
E mi dico: è quindi importante che io segua i consigli delle istituzioni e mi sottoponga agli screening di massa e ai check-up completi, che spesso la sanità pubblica mi mette a disposizione anche gratuitamente.
In questo modo sto tranquillo, come quando ho appena fatto il tagliando all'automobile e sono abbastanza certo che non avrò problemi nel prossimo futuro.
Questo è un ragionamento che facciamo o che abbiamo fatto tutti, così logico ed evidente...che però ci dimostra quanto l'evidenza sia relativa: perchè, in effetti è solo un ragionamento, ma è fallace.

Infatti le evidenze scientifiche ci dicono altro:
questo studio di Cochrane del 2012 ha revisionato 16 ricerche che hanno coinvolto circa 200.000 persone, sulla efficacia delle visite di controllo di routine per persone in salute e generalmente non a rischio.
I risultati sono stati: "I controlli generali sulla salute [nelle persone sane NDR] non riducono gli stati patologici o la mortalità, né in generale, né per cause cardiovascolari o per cancro, nonostante il numero di nuove diagnosi aumenti. 
Esiti nocivi importanti, come gli interventi di procedura in seguito alla diagnosi o gli effetti psicologici a breve termine, spesso non sono studiati o non sono segnalati, e molti di questi studi hanno difetti metodologici. 
Visto il gran numero di partecipanti e il numero dei decessi, visti i lunghi periodi di analisi utilizzati, e considerando che la mortalità per cause cardiovascolari e cancro non è stata ridotta, è improbabile che le visite di controllo generali sulla salute diano un beneficio."

È quindi improbabile che fare prevenzione ad ampio raggio, come è generalmente consigliato, possa apportare benefici. O, perlomeno, non c'è evidenza scientifica che sostenga di consigliarlo.
Tuttavia questo studio ha indagato solo l'efficacia, ma non ha potuto indagare i possibili effetti avversi dei controlli periodici.

Per questi ultimi ci sono numerosi altri studi che entrano nello specifico di ogni tipo di controllo.
Devo dire che nel database di Cochrane è stato difficile trovare screening che risultassero nettamente efficaci rispetto ai rischi (alcuni lo sono in caso di persone "a rischio"), evidenziando il fatto che il controllo a tappeto è uno strumento molto debole.

Ci sono invece numerose ricerche che certificano l'insostenibilità del rapporto rischi/benefici.
Abbiamo già parlato degli screening mammografici, e del perchè oggi è ragionevole non farli.
Lo stesso discorso vale per i controlli di routine alla prostata (con il test PSA nessun beneficio ma 20% di falsi positivi), o per i controlli regolari a raggi X dei polmoni (nessun beneficio e forte rischio di sovradiagnosi, un po' meno per la TAC).
In generale, l'argomento sovradiagnosi è trattato nella rubrica specifica.

"Prevenire è meglio che curare" per le persone in salute è un falso mito e, anzi, comporta dei rischi.

Ora non si pensi che le analisi cliniche di per sè siano inefficaci, è anzi importante seguire quelle prescritte dal medico in caso di fisiologia speciale in corso, e per alcune categorie di persone "a rischio" (da verificare caso per caso le evidenze scientifiche disponibili).
Per esempio, se avessi avuto un sintomo che mi avesse portato a fare indagini, come una tosse che avesse permesso di rilevare un nodulino al polmone, dovrei sottopormi ad alcuni controlli regolari per verificare se il nodulo è in crescita (forte Fase Attiva), stabile (Fase Attiva), in riduzione (PCL) o concluso (magari incistato).
Perchè quando si ha in mano un reperto clinico, il medico può individuare la posizione dell'organismo sulla curva bifasica in quel momento, ma è necessario fare controlli successivi per conoscerne la dinamica e sapere se vale la pena intervenire o meno.
Infatti il singolo esame riproduce una fotografia statica che non può dire nulla sulla direzione del decorso.

In questo periodo storico in cui la sanità pubblica è in grande difficoltà per i tagli ai finanziamenti governativi e perchè viene progressivamente fagocitata dal capitale privato, è certamente importante che emergano tutte quelle evidenze disponibili che possano ridurre lo sperpero in attività di dubbia efficacia sociale, per indirizzare le risorse in quegli ambiti che ne hanno più necessità.



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