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La ricerca sempre più vicina alla quarta legge biologica - i virus

Negli ultimi 5 anni la ricerca in biologia si è buttata a capofitto nello studio delle vescicole extracellulari, piccoli prodotti delle cellule contenenti materiale informativo (molecole di Rna o proteine) che hanno lo scopo di diffondere nell’ambiente circostante verso le altre cellule la preziosa informazione in esso contenuto.


COME SI SONO SCOPERTE

Tempo prima, quando gli scienziati avevano iniziato a osservare le cellule sotto potenti microscopi ottici, si era notata una polvere intorno alle membrane cellulari e si pensava che si trattasse di detriti, quindi non gli si era data molta attenzione.
Con il passare del tempo si è invece compreso che questa nuvola di “scaglie” di membrana fosse composta da “micro-vescicole” - così chiamate prima - poi ridenominate vescicole extra-cellulari.
E si è osservato che alcune di queste, chiamate "esosomi", sono assemblate proprio all’interno della cellula e poi rilasciate attraverso la membrana.
La quantità di queste vescicole è straordinaria: ogni giorno ogni cellula produce tanti esosomi e vescicole quanta è la dimensione della propria membrana cellulare, come ci dice Michiel Pegtel, esperto di vescicole extra-cellulari.

Entrando nel dettaglio, una delle scoperte più significative è stata che queste vescicole trasportano vari tipi di RNA (materiale genetico), non solo proteine come si credeva, e che questo RNA si trasferisce da una cellula all’altra per attivarsi a destinazione.
Scoperta tanto significativa da voler proporre alla comunità scientifica un nuovo nome per questo materiale informativo: “exosomal shuttle RNA” (Fonte: Nature).

Non solo: dopo le prime rilevazioni di queste vescicole extracellulari nel sangue, sono state trovate anche in tutti i liquidi corporei: nella saliva, nelle urine, nel liquido amniotico, nel latte materno, nel liquido seminale…

Questi ritrovamenti mi ricordano molto quelli fatti da Bechamp alla fine del 1800 e da Rife nel 1930, il quale ha creato il microscopio a luce polarizzata (con risoluzione di 60.000X) che permette di osservare tessuti dal vivo e non materiale distrutto come avviene invece nella microscopia elettronica.


LE SOMIGLIANZE CON I VIRUS


La comunicazione cellulare è alla base della vita di ogni tessuto, quindi di ogni organo e di conseguenza dell’organismo intero e delle specie.
I modi di interagire tra le cellule sono diversi, ma questo ha destato molto stupore perchè ha notevoli somiglianze con i virus, sia nei meccanismi di impacchettamento delle informazioni, sia in quelli di rilascio, sia a livello strutturale.
Tanto da dover concordare che queste somiglianze debbano essere molto più di mere coincidenze.

Di fatto le vescicole extracellulari e i virus hanno la stessa struttura: molecole contenente un’informazione, avvolte da una vescicola prodotta dalla membrana cellulare.
Il fatto che la cellula produca quotidianamente tante micro vescicole quanto grande è la dimensione della sua membrana, ci dice che stiamo parlando di un’attività molto intensa.
Se in più pensiamo che il processo serve a trasportare materiale genetico e proteico (quindi informazione), se ne deduce che si tratti di una via di comunicazione intercellulare molto importante.

L’impressione è che da una parte ci siano vescicole virali che, se attivate, hanno effetti nefasti sull’organismo, dall’altra vescicole cellulari che invece hanno effetti vitali sul medesimo.
In questo paradigma di “vescicole buone” e “vescicole cattive”, così arbitrariamente definite dall’essere umano, le due tipologie sarebbero agli estremi opposti di un medesimo fenomeno, e non si riuscirebbe a definire tutto ciò che sta nel mezzo.
Una caratteristica peculiare che sembra differenziare gli estremi è che il virus viene replicato, mentre le vescicole no.
“C’è una differenza fondamentale tra virus e vescicole: i virus possono replicarsi, le vescicole no. Ma ci sono molte varianti in mezzo. Dove iniziano i virus, e dove iniziano invece le vescicole extra-cellulari?” dice Leonid Margolis, uno dei virologi più impegnati sul fronte.

I numerosi studi successivi hanno tentato di classificare sotto-famiglie di vescicole, con pochi risultati.

Nel 2016 Margolis e Robert Gallo (sì proprio lui, il pioniere dell’HIV) avevano dunque ipotizzato che virus e vescicole fossero gli estremi di uno stesso fenomeno.
Fonte: PNAS

Ma l’idea fu considerata “provocatoria” perchè, dice il virologo Dirk Dittmer, “sono quei tipi di cose di cui ci piace dibattere a notte fonda, e per le quali nessuno ha una risposta.”


ULTERIORI CONFERME CHE VIRUS E VESCICOLE SONO UNO STESSO FENOMENO

Poche settimane fa l’ipotesi che virus e vescicole siano uno stesso fenomeno è stata rinforzata dallo studio di gennaio 2018 del neuroscienziato Jason Shepherd, studio che indaga nei mammiferi le caratteristiche di una proteina chiamata ARC, chiaramente implicata nell’apprendimento e nella memoria.
Sheperd non stava facendo nessuna ricerca sulle vescicole, tuttavia osservò con grande stupore che la proteina ARC aveva le stesse caratteristiche strutturali di impacchettamento della proteina virale GAG, che è nota incapsulare al suo interno materiale genetico virale considerato “maligno”.
Sheperd ha quindi ipotizzato che questa funzione di “derivazione virale” abbia dato ai mammiferi un dispositivo di impacchettamento dell’informazione: come se un retrovirus impacchettasse RNA e lo portasse come un messaggio utile da una cellula ad un’altra.

Vivian Budnik, professoressa di neurobiologia alla University of Massachusetts Medical School, ha pubblicato nello stesso periodo di Shepherd le stesse conclusioni: lei lavorando sulle mosche, lui sui topi, hanno inseme concordato che la proteina ARC agisce proprio come fanno i virus, per spostare RNA tra sinapsi (cellule nervose).

Fonte dell’articolo di Shepherd: Cell
Fonte dell’articolo della Budnik: Cell


LE IPOTESI

Quindi, per non “dibattere a notte fonda di questioni senza risposta” restando con i piedi per terra o, per meglio dire, all’interno di schemi che già conosciamo, “ciò che distingue nettamente le vescicole e gli esosomi dai virus è che gli esosomi non sono infettivi” dice il Pegtel.

L’immunologo pioniere in questo ambito, Peter Medawar, dice in modo emblematico “i virus sono cattive notizie avvolte da un cappotto proteico”.
La membrana cellulare che forma intorno al virus una capsula uguale alla vescicola, sarebbe quindi un furbo meccanismo del virus per nascondersi al sistema immunitario…

In questa prospettiva i principali obiettivi della odierna ricerca, farmacologici e commerciali, spingono le conclusioni su binari prevedibili: si dovrà scoprire come funzionano queste vescicole in modo da colpire i virus che provocano il cancro e le altre malattie.
Ecco quindi che nasce “l’ipotesi dell’esosoma di Troia”, nuova frontiera bio-tecnologica della immunoterapia, che aspira a inventare vaccini con il fine di trasportare farmaci nelle cellule (nelle ambizioni dello stesso Robert Gallo, fonte: PNAS).

Il ricercatore che invece non si trovasse sotto pressioni finanziarie ma volesse comprendere queste scoperte alla radice, sarebbe spinto a farsi domande sul senso rispetto all'evoluzione della vita.
Tutto ciò che non può essere trasportato liberamente nell’ambiente esterno alla cellula, ha bisogno di un veicolo fatto di una membrana cellulare: “Questa idea di usare un sacco-membrana per le informazioni da trasportare tra cellule è in circolazione da molto tempo”, dice David Meckes jr., un virologo della Florida, riferendosi ai miliardi di anni di evoluzione della vita, perchè si tratta di un fenomeno che si trova anche nei batteri.

Forse i virus hanno imitato il sacco-membrana delle cellule, oppure le cellule hanno imitato i virus?
“La comunicazione tra cellula e cellula è uno dei meccanismi più antichi che determina come siamo fatti ora. Poichè le vescicole sembrano virus, la domanda è certamente se i virus primitivi hanno imparato dalle vescicole o viceversa.” dice Margolis.

Già altri ricercatori avevano formulato l’ipotesi che milioni di anni fa del materiale genetico virale si sia inserito nel DNA degli organismi più complessi e si sia trasmesso geneticamente lungo l’evoluzione.
Sul tema del “DNA alieno” 5LB Magazine aveva prodotto una revisione, che rivela l’interesse della ricerca nel rivalutare il ruolo biologico e sensato di questo cosiddetto “DNA spazzatura”.
Tale materiale genetico esogeno è chiamato così solo perchè non è ancora stato evidenziato il suo ruolo funzionale, ma potrebbe essere considerato, a fronte di queste recenti scoperte, materiale fondamentale nella comunicazione intercellulare.
Come sostiene Lynne Maquat dell’Università di Rochester, esperta di retrotrasposomi, quelle parti del nostro DNA definite spazzatura hanno invece funzioni importanti: “si potrebbe dire che la cellula abbia addomesticato una sequenza virale per i propri scopi. Questa è la bellezza della nostra complessità: questi elementi permettono di armeggiare e ritoccare i geni”.

Ancora la Budnik, che oltre agli studi sulla proteina ARC ne ha fatti altri su numerose proteine che si comportano come ARC nel trasporto extra-cellulare, ha concluso: “Noi abbiamo sequenze di tipo virale dentro il nostro genoma, ma non abbiamo idea di che cosa facciano”.

Insomma, nonostante ormai sia chiaro che le vescicole non sono semplici detriti cellulari e che i geni “virali” non sono propriamente “spazzatura”, non si è ancora compreso a cosa servano esattamente.

Tutte le citazioni sono tratte da QuantaMagazine


CON GLI OCCHIALI DELLE 5 LEGGI BIOLOGICHE

Con tante ipotesi sul tavolo, permettiamoci anche noi di osservare il fenomeno a partire da categorie mentali radicalmente diverse.
Chi ha una forma mentis 5LB avrà già percepito la contraddizione centrale che si ripercuote nelle supposizioni intorno a queste scoperte.

Prima di tutto in questa famiglia di prodotti biologici, nella quale non si discerne dove finiscono le vescicole e dove iniziano i virus, sostanzialmente la separazione si pone sul piano morale: dove finiscono i buoni e dove iniziano i cattivi?
Infatti, secondo Medawar e Pegtel, i virus si distinguono dalle vescicole sulla base di un giudizio: perchè portano “cattive notizie” e perchè “sono infettivi”.

In pratica a un estremo della famiglia si è messa la vescicola che porta un’informazione con un fine che abbiamo compreso (tipo ARC, che è chiaramente implicata nella funzione di memorizzazione); spostandoci verso i livelli intermedi troviamo vescicole che portano del materiale, che si è capito costituire un’informazione destinata alle altre cellule, ma di cui non si conosce ancora la funzione; all’estremo opposto si è messo il virus intorno al quale è la cellula ad aver costruito la vescicola ma, secondo le categorie odierne, trasmetterebbe un’informazione malefica.

Noi diremmo con le 5LB che in questo estremo (quello del virus) ci sono vescicole che trasmettono un’informazione della quale non si sa proprio nulla (unknown-ignoto) ma che, a rigor di quarta legge biologica, ha una sua funzione nel processo SBS.

A osservare le scoperte degli ultimi 5 anni con gli occhiali delle leggi biologiche, appare notevole il percorso di avvicinamento alla conferma di quel ruolo specifico e sensato dei micro-organismi, virus inclusi, nello svolgimento dei programmi SBS.
E alla probabile conferma, per di più, che questi organismi non siano elementi esogeni che “assomigliano” a qualcosa dentro l’organismo, ma siano elementi prodotti dallo stesso.

Se questa sia una nostra prospettiva distorta da un eccesso di entusiasmo, ce lo dirà il tempo.

A mio modesto parere la ricerca è frenata, perchè ostacolata da una forma mentis attraverso cui lo scienziato osserva le cose, con categorie morali che trasciniamo dentro il mondo della scienza e che ci imbrigliano nella necessità di trovare a tutti i costi un “buono” e un “cattivo”.
La narrativa del maligno è infatti a tratti fantasiosa e terrificante poichè, a livello popolare ma non solo, spesso si attribuisce a queste scatolette proteiche l’identità di esseri animati, con volontà e mobilità proprie che, di fatto, non hanno e non possono avere.

Quella domanda tanto plausibile “se è vero che virus e vescicole extra-cellulari sono tanto simili (e forse sono lo stesso oggetto), non sarà che in realtà anche ciò che chiamiamo virus si trova in una relazione di simbiosi, e non di parassitismo, con l’organismo ospite?” è una domanda che per il momento rimane “una di quelle chiacchiere che si fa a notte fonda tra colleghi ricercatori, per la quale nessuno ha una risposta”.

Se così fosse, i virus sarebbero delle semplici vescicole di materiale informativo né buono né cattivo ma, per qualche motivo ancora ignoto, indispensabile.
In passato abbiamo pubblicato l’interessante intervista a Stefan Lanka, nella quale il biologo espone la propria convinzione che il virus sarebbe un prodotto della cellula stessa.

Il rilevamento sperimentale dei dati è solo una parte della ricerca: le domande che si pongono per mettere in relazione questi dati sono la struttura logica che può ribaltarne totalmente la lettura.
In questa vicenda di certo non ci stupiremo se un giorno Robert Gallo, o chi per esso, si sveglierà una mattina e dirà: abbiamo scoperto che i virus sono componenti fondamentali della vita!
Sarà certamente un futuro Premio Nobel.
E dei microzimi, dei somatidi fino alla quarta legge biologica, delle calunnie a Bechamp fino a quelle al dott.Hamer, qualcuno fingerà di non avere mai sentito parlare.

Articolo elaborato a 4 mani con la collaborazione di Mauro Sartorio

Per un rapido excursus storico sulle teorie intorno ai micro-organismi, riproponiamo questo video della dott.ssa Valentina Mauriello.



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