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Un attimo...
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Covid19: un'influenza stagionale drogata da alte dosi di panico.

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In questi giorni c'è un forte dibattito pubblico intorno alle applicazioni per il tracciamento dei contatti perchè "così ha fatto la Corea" che, anche senza ricorrere a misure draconiane di quarantena, non ha registrato alcun eccesso di mortalità.
Tanto si parla degli aspetti tecnologici e legali in riferimento alla privacy di queste applicazioni, ma dal punto di vista sanitario sono efficaci?
Una tale strategia avrebbe avuto senso all'inizio dell'epidemia, per aiutare a gestire le cose in modo ordinato, evitare il panico e la catastrofe socio-economica che ci siamo auto-inflitti.

Ora è plausibile che sia tardi e che la strategia di tracciamento dei contatti non abbia molta utilità: perché cosa me ne faccio di sapere che ho incontrato un positivo se la probabilità che io abbia già ospitato il virus è alta e crescente, e le mie gammaglobuline (IgG+) già me lo testimoniano? (le gammaglobuline sono gli anticorpi rilevati dai test sierologici).

ESSERE POSITIVO NON VUOL DIRE ESSERE MALATO

A che scopo dovrei mettermi in quarantena, solo perchè ho avuto un presunto contatto con un presunto positivo? Allo scopo di distruggermi la vita senza motivo per un altro imprecisato numero di settimane?
Dovremo invece continuare a fare i test epidemiologici per sapere quanto ci manca a raggiungere un buon livello di diffusione del virus e dei relativi anticorpi, come si è cominciato a fare nel comune di Robbio in Lombardia, che dai primi campioni risulta già al 22% della popolazione, con una tendenza attesa dagli epidemiologi verso un canonico 70%.
Questo discorso lo sto facendo nel quadro del paradigma virologico odierno, si intende...

Insomma ad un certo punto dovremmo auspicare di entrare in contatto con il virus, anche il più velocemente possibile, e non evitarlo, un po' come hanno fatto esplicitamente certi paesi come la Svezia.

"In Svezia immunità di gregge a maggio, sarà contagiato un abitante su tre a Stoccolma"
La previsione dell’Agenzia di sanità pubblica che ha deciso di tenere tutto aperto: "Il picco è stato superato"
Fonte: Huffington Post

Infatti i nostri organi di informazione, con grande caparbietà, ci hanno convinto che il contagio è molto pericoloso per la salute, e così hanno voluto farci dimenticare un concetto base dell'infettivologia: se sei positivo al virus, non sei malato.
L'80% dei positivi al virus NON è malato (punto 1 delle nostre FAQ).
Tu sei malato solo quando sei malato, cioè quando hai sintomi, indipendentemente dal virus.

GLI ERRORI IATROGENI DELLA CRISI DEGLI OSPEDALI A MARZO 2020

Allora le persone potranno tornare a vivere, mentre si continuerà a monitorare attentamente la situazione negli ospedali, che ora sta rientrando nella norma anche perchè si è acquisita esperienza clinica sufficiente per evitare i tragici errori perpetrati durante l'emergenza di marzo 2020.

Due quelli principali che stanno emergendo:
1- un probabile errore di diagnosi alla base: infatti le diffuse polmoniti interstiziali potrebbero essere state male interpretate e curate in modo inappropriato (l'opinione del primario di cardiologia dell'ospedale Sacco). Forse per questo motivo gli studi hanno rilevato che l'86% degli intubati con ventilazione meccanica è deceduto.
2- l'assenza totale della medicina territoriale, che ha spinto da una parte ad una ospedalizzazione di massa e fuori controllo, dall'altra all'abbandono nelle case delle persone più vulnerabili.

L'umiliante confronto con il Portogallo:
"In Portogallo Covid-19 contenuta grazie ai medici di base, in Italia li hanno abbandonati"
Fonte: Huffington Post

Infatti in Lombardia il 90% delle vittime è morta tra casa sua e il corridoio di un ospedale, o in una casa di riposo.
Per questo la letalità nei dati della Lombardia ha toccato il 18%, un valore che non ha alcun senso epidemiologico (quello realistico è intorno allo 0,2%) e nessuno può nemmeno sospettare che la causa sia il virus: i fattori sono incontestabilmente locali.

Aggiornamento 15 maggio: la storia del dott. Munda che, grazie al suo lavoro capillare sul territorio, di 1000 pazienti non ne ha visto nemmeno uno morto né ricoverato. E lavora a Nembro, occhio del ciclone nella bergamasca. Fonte: Il Fatto Quotidiano

Lo voglio ricordare:
il motivo per cui abbiamo messo in piedi le misure draconiane non è mai stata la pericolosità del virus in sè, ma è sempre stata la necessità di proteggere le inefficienze dei sistemi sanitari devastati da decenni di austerità neoliberista.
“Il contagio non si può fermare ma va rallentato. Il problema è che non ci saranno abbastanza posti in terapia intensiva”. Fonte: Ilaria Capua, Il Fatto Quotidiano

Il coronavirus Sars-Cov-2 infatti, con una letalità dello 0,2% (calcolata ad oggi su dati preliminari), non è mai stato più pericoloso di una influenza stagionale, soprattutto non lo è per bambini, né per gli adulti e nemmeno per gli anziani sani, cioè la quasi totalità della popolazione.
Aggiornamento 4 maggio: uno studio parlerebbe di una letalità ancora più bassa, inferiore alla influenza stagionale: 0,01%

Infatti la categoria sociale a rischio è molto ben definita: anziani malati (80 anni di media con 2-3 comorbidità). E allora sono loro, e solo loro, che andrebbero protetti con ogni sforzo di risorse, attraverso una solida assistenza territoriale.

Invece le case di riposo europee per anziani sono diventate un inferno:
Coronavirus, Oms: "Metà dei decessi in Europa è avvenuto nelle case di riposo"
Fonte: SKY TG24

Come è possibile?
Forse perchè i pazienti non sono stati isolati? Forse per lo scarso equipaggiamento protettivo degli operatori socio-sanitari?
Può darsi, ma è qui che le 5 Leggi Biologiche ci danno elementi fondamentali che sono del tutto ignorati dalla comune osservazione statistica della realtà, superficiale, elementi di umanità che possono farci capire con maggiore concretezza che cosa è accaduto.

LA CAUSA DOMINANTE E OCCULTA

Panico Covid19
Noi diremmo che l'elemento causale più importante in questa catastrofe, più che il virus, sia stata la psicosi collettiva, il panico che si è diffuso a macchia d'olio attraverso il tessuto sociale, con particolare forza tra i pazienti e il personale sanitario, provocando una generale perdita di riferimenti e senso di abbandono, specialmente per quelle persone in condizione precaria o prossime al fine vita.

In Germania, in una casa di riposo e di cura per persone con demenza senile, sono morte 15 persone positive al test:
"Sorprendentemente molti individui sono deceduti senza mostrare sintomi di Covid19.
Un medico tedesco scrive: "Dal mio punto di vista medico, ci sono prove che alcune di queste persone potrebbero essere morte a causa delle regole costrittive.
Le persone affette da demenza senile sono sottoposte a forte stress quando cose importanti cambiano nella loro vita quotidiana: isolamento, nessun contatto fisico, infermieri incappucciati...".

Fonte

Molti dei lettori di 5LB Magazine conoscono le reazioni biologiche dei reni, dei polmoni, insomma le reazioni di un organismo terrorizzato e abbandonato a se stesso.
Leggi ora la lettera scritta da un papà rassegnato alla propria figlia, a cui era impedito di vederla, e poi deceduto nella casa di cura.

[...] Non potevo mai immaginare di finire in un luogo del genere. Apparentemente tutto pulito e in ordine, ci sono anche alcune persone educate ma poi di fatto noi siamo solo dei numeri, per me è stato come entrare in una cella frigorifera. [...]
Se puoi leggila integralmente.

E molti di voi che leggete sapete anche, probabilmente per esperienza personale con un vostro caro, cosa succede quando una persona percepisce che è arrivato il proprio momento: spegne l'interruttore.
Lo avrete visto spesso anche con i vostri animali domestici: l'essere umano ad un certo punto fa quella stessa cosa: spegne l'interruttore.

Avete voglia a mettervi tute spaziali e a impazzire con i test molecolari, se non prestate attenzione a queste ovvietà.
Io metterei la mano sul fuoco che dietro alla stragrande maggioranza dei numeri strillati sui giornali ci siano queste storie di abbandono di persone vulnerabili.

Abbiamo creato tutte le condizioni psico-sociali più adatte a favorire questo disastro.

In particolare in Lombardia la psicosi è stata alimentata come in nessun altro luogo, con una caccia morbosa ai casi 0 sotto i riflettori mediatici, zone rosse militarizzate d'improvviso, in un vero e proprio clima di guerra e terrore, crescente, che ha saturato la vita delle persone, così intensamente che non hanno avuto più altro a cui pensare.
Una simpaticotonia permanente collettiva.

LA DINAMICA DELLA PROPAGAZIONE DEL PANICO


Così io vedo la propagazione del disastro lombardo: in una metafora, come un concerto affollatissimo in cui qualcuno all'improvviso ha spruzzato uno spray al peperoncino.
Le lacune dell'assistenza medica territoriale e ospedaliera si sono configurate come le (tristemente classiche) uscite di emergenza bloccate.
Lo shock mediatico della minaccia del virus, il detonatore, in metafora è lo spray al peperoncino. (leggi questa paura nelle parole di una testimone bergamasca)
Così come il peperoncino non uccide, allo stesso modo nemmeno il virus: letale è invece la dinamica della propagazione del panico che, seguendo il "moto ondoso" di una folla accalcata e in fuga, impone pressioni mostruose contro muri senza vie di uscita, non lasciando scampo a chi ne resta schiacciato.

COME RIPORTARE PACE E ORDINE

Come fare a riportare la serenità e l'equilibrio in una popolazione terrorizzata?
Ce lo spiega ancora una volta John Ioannidis, con dati sperimentali reali alla mano (che ha raccolto sul campo in California), che confermano che non abbiamo motivo di avere paura di Covid19, perchè non sembra molto diversa da una influenza stagionale.
E considera che Ioannidis ci dice questo dagli Stati Uniti, in un momento (17 aprile) in cui la sua nazione si trova nel picco epidemico.

L'ho detto fin dall'inizio: vedrete che i numeri dell'epidemiologia lasceranno a bocca aperta, e sempre più ricercatori verranno allo scoperto per mostrare che abbiamo reagito ad uno spettro con un impulso autodistruttivo, come già disse il microbiologo tedesco Bhakdi.

Penso che sia tempo di aprire in molte località, e il tempo sta arrivando anche per tutti gli altri.
Penso che se stiamo attenti a raccogliere informazioni su come si sta evolvendo l'epidemia, possiamo essere sicuri noi stessi e offrire sicurezza e fiducia a tutte le persone nella nostra comunità, che non abbiamo perso il controllo dell'epidemia. 
Perché molte persone saranno ancora molto timorose, diranno che non vogliono uscire, che non vogliono fare nulla, che la gente sta ancora morendo... ma se offriamo scienza, se offriamo dati affidabili, se offriamo la sicurezza che questa cosa non ti ucciderà, che non sembra avere maggiori possibilità di ucciderti rispetto ad un'influenza stagionale... anche se sappiamo che ci sono alcune persone che hanno un rischio molto più elevato e, ovviamente, dobbiamo proteggerle con molta molta attenzione... Io penso che se mettiamo in atto questa agenda, potremmo togliere le limitazioni sociali e penso che la cosa debba essere graduale, perchè deve rafforzare la fiducia nella popolazione che si sta facendo la cosa giusta ed è a beneficio della nostra società, dei nostri cittadini e di tutte le persone. 
E penso che avremo buoni risultati. Dovremo certamente seguire le cose da vicino, ma se non facciamo questo non vedo davvero un'alternativa. 

John Ioannidis - Stanford University



Morire di panico in una pandemia come Covid19



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