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Informazione o marketing? I rischi della comunicazione nel campo della salute

È il proposito di questo il sito: riprendere la comunicazione dominante sulla salute e rivederla sulla base delle prove degli studi clinici disponibili, per poterla inserire senza vizi nel paradigma delle leggi biologiche.

Parlo di Evidence Based Medicine nello stesso modo in cui ne parlava Cochrane, secondo il quale gli operatori sanitari tendono spesso a non fare utilizzo pratico dei dati dell’evidenza sperimentale, preferendo piuttosto pratiche consolidate dalla consuetudine ma non sempre di accertato valore scientifico.

Oggi le campagne di informazione e le polemiche politiche forzano spesso su un principio che si dà per scontato: "più prevenzione, più salute".
Eppure, a vedere i dati concreti sperimentali, questo aforisma spesso rivela di non avere basi scientifiche, riuscendo comunque a diventare una bandiera che trasforma una campagna di informazione in una campagna di marketing, e un dibattito politico in una campagna elettorale.

In questi giorni, soprattutto durante "l'Ottobre Rosa" ma ciclicamente in diversi periodi dell'anno, il bombardamento mediatico sul tema cancro al seno e screening è incessante.
I più illustri esponenti dell'oncologia mondiale alzano il tiro:


L'oncologo Veronesi: "Il cancro colpisce quasi una persona su due"
Ma la mortalità si è ridotta anche se la popolazione invecchia
Prevenire è la strada per sconfiggere i tumori. 

Fonte: TGCom


La giornalista Amy Robach scopre in diretta TV di aver un cancro al seno
Fonte: NewsInDies


Ogni giorno si fa largo un titolo nuovo, quasi sempre con un effetto leva prorompente sulla paura popolare.
Nello sforzo di riportare sui binari dell'evidenza la comunicazione che viene a volte abusata, provo a stare con i piedi per terra: per chi già mastica le 5 leggi si renderà conto di come la medicina preventiva sia un controsenso concettualmente impossibile: non si può prevenire un evento che prende in contropiede (DHS), per definizione.
Ma al giorno d'oggi si giunge persino al parossismo del principio di prevenzione: come dice lo stesso Veronesi, se tutte le donne prevenissero il cancro al seno, tutte pre-guarirebbero.

“La probabilità di guarigione del tumore del seno è proporzionale alla tempestività della diagnosi, cioè prima si scopre, meglio si cura e si guarisce […] l’opportunità che abbiamo oggi per la salute della donne è straordinaria: se riuscissimo ad aumentare questa percentuale fino alla quasi totalità dei casi, con la partecipazione in massa delle donne, è ragionevole ipotizzare che anche la guaribilità si avvicinerebbe alla quasi totalità dei casi”. 
Umberto Veronesi, Huffington Post, 1 ottobre 2013
Questo in un contesto reale dove prevenzione, in oncologia, nella stragrande maggioranza dei casi ha il significato di asportazione dell'organo.
È evidente che un organo che non c'è non si può ammalare (abbiamo recentemente assistito alle risonanti notizie dei numerosi Vip sottoposti a mastectomia come Anastacia, per culminare nel caso di "prevenzione perfetta" di Angelina Jolie, straordinariamente emulato a ogni latitudine).
Se poi consideriamo quelle ricerche che testimoniano come l'incidenza di processi tumorali sia costante e quotidiana nella vita di ogni persona (per esempio il 100% di donne e uomini sopra i 50 anni oggi manifesta segni di "fisiologia speciale" alla tiroide), la questione degli screening di massa ci porta quanto meno a riflettere.
In effetti anche qualsiasi resto cicatriziale molto vecchio può essere considerato sospetto in questi esami.

Mentre alla luce delle leggi biologiche la prevenzione per principio è incoerente ed è inutile discuterne (ma non proprio tutte le prevenzioni...), voglio mettere in evidenza come anche nello stesso ambiente della medicina convenzionale ci sia un certo malumore rispetto alla comunicazione che prende forme troppo spesso propagandistiche: cito il medico chirurgo fondatore della fondazione GIMBE, un gruppo di medici e ricercatori italiani dediti a promuovere un'informazione sulla salute basata sull'evidenza scientifica, il quale interviene precisamente sull'argomento della diagnosi precoce per il cancro al seno:

"... tutti i test utilizzati per gli screening oncologici e la diagnosi precoce presentano il rischio di overdiagnosis, ovvero l’identificazione di lesioni non evolutive che soddisfano i criteri diagnostici di forme cancerose e pre-cancerose, ma che non porteranno mai a patologie sintomatiche, né saranno causa di mortalità precoce. Individui sani vengono improvvisamente trasformati in pazienti oncologici che accettano senza esitazione qualunque intervento terapeutico, anche se i benefici sono incerti e gli effetti collaterali inevitabili..."

Nino Cartabellotta
Articolo originale su FiveHundredWords


Estremamente concreta e chiara, inoltre, la ricerca di Cochrane, dove si evidenzia senza ombra di dubbio come la prevenzione con lo screening mammografico abbia "very little or no reduction in the incidence of advanced cancers" (nessuna riduzione nell'incidenza dei tumori), e anzi un forte impatto in termini di overdiagnosi.

If we assume that screening reduces breast cancer mortality by 15% and that overdiagnosis and overtreatment is at 30%, it means that for every 2000 women invited for screening throughout 10 years, one will avoid dying of breast cancer and 10 healthy women, who would not have been diagnosed if there had not been screening, will be treated unnecessarily. Furthermore, more than 200 women will experience important psychological distress including anxiety and uncertainty for years because of false positive findings. To help ensure that the women are fully informed before they decide whether or not to attend screening, we have written an evidence‐based leaflet for lay people that is available in several languages on www.cochrane.dk. 
Because of substantial advances in treatment and greater breast cancer awareness since the trials were carried out, it is likely that the absolute effect of screening today is smaller than in the trials. Recent observational studies show more overdiagnosis than in the trials and very little or no reduction in the incidence of advanced cancers with screening.

Qui trovi l'opuscolo di Cochrane citato nella ricerca, in italiano


Se è vero che gli esami diagnostici sono molto utili nella comprensione dei processi organici in corso, è invece necessario che l'idea esclusivamente mediatica "più prevenzione c'è meglio è" sia oggi ridimensionata, se non si vuole rischiare di trasformare una campagna di informazione sacrosanta in una campagna di marketing.

Qui trovi tutti gli articoli sul tema della sovradiagnosi.



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