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Un attimo...
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La medicina non è un'opinione? La scienza dice il contrario.

La scienza non è democratica. 
La medicina non è un'opinione
La scienza è fondata sulle evidenze. 
Lo dice la Scienza. 
Ci sono i dati e poi basta.
Gli studi pubblicati nelle riviste peer-review.
Eccetera eccetera.

Una sorta di litania a cui non puoi non avere assistito in questo inizio secolo e che, a volte, potresti anche avere subìto.
Negli ultimi mesi abbiamo parlato molto su 5LB Magazine del precipizio scientista, perchè quell'atteggiamento autoritario dal tono infallibile e violento che nasconde una profonda fragilità, ha raggiunto in questa epoca vette parossistiche, a tratti tragicomiche.
Uno dei nostri recenti articoli riassume lo stato delle cose:
Clicca qui e smetti di usare la parola 'Scienza' a sproposito

Con uno sguardo generale sul mondo della salute, sappiamo che almeno più della metà di ciò che è fatto in medicina è fondato su opinioni e niente affatto su dati o "evidenze".
E che solo l'11% delle prestazioni cliniche di uso corrente si basa su chiare prove di efficacia.
Una su dieci.
Allora quali dati? Quali evidenze?
Sarà quindi vero proprio il contrario, cioè che la medicina è a larga maggioranza un'opinione su ciò che si suppone sia giusto fare per la salute.

Se così non fosse, io non perderei quotidianamente il mio tempo a rilanciare una prospettiva che mette sottosopra le credenze comuni, una visione delle cose che ha le potenzialità di colmare tanti vuoti e di migliorare vertiginosamente la comprensione del corpo e della malattia.

Un bagno di umiltà è oggi necessario all'essere umano sbronzo di tecnocrazia, perché la superbia sta impedendo ogni avanzamento della conoscenza in un ambito che dire lacunoso è un eufemismo.
Infatti con il passare del tempo le evidenze scientifiche non solo non stanno migliorando, ma a quanto pare stanno regredendo.
Lo abbiamo già appreso chiaramente con il British Medical Journal, ne abbiamo oggi (19 marzo 2019) una riconferma con una revisione sistematica:

Il grado di evidenza a supporto delle Linee Guida dell'associazione americana dei cardiologi e della Società Europea di Cardiologia, dal 2008 al 2018.
Fonte: JAMA

Stiamo quindi parlando di un settore specifico, quello cardiologico, che ci offre dati che riflettono la condizione generale.
I ricercatori si sono chiesti quale fosse l'odierna qualità delle evidenze scientifiche a sostegno delle linee guida internazionali, le quali indicano ai cardiologi le prestazioni e i protocolli da seguire. E quale fosse il miglioramento delle acquisizioni della ricerca rispetto al periodo precedente (1999-2014).

Con una revisione sistematica su 2930 raccomandazioni prodotte dalle associazioni statunitensi, 1217 (41,5%) sono risultate fondate esclusivamente su opinioni personali di esperti.
1465 (50%) sono fondate su studi osservazionali che offrono una bassa qualità di evidenza.
Solo 248, l'8,5% delle indicazioni per trattamenti cardio-vascolari, sono basate su prove di efficacia.

Di 3399 raccomandazioni da parte della Società Europea di Cardiologia, 1862, cioè il 54,8%, sono opinioni personali degli esperti che hanno redatto le linee guida.
1053 (31%) sono basate su evidenze di scarsa qualità.
484, ovvero il 14,2%, sono classificate con sufficiente evidenza di qualità, cioè sono supportate da numerosi studi RCT.


IL "PROGRESSO" DEGLI ULTIMI 10 ANNI

Perlomeno siamo progrediti nel tempo, con nuove acquisizioni e una migliore comprensione delle malattie cardiovascolari?
A giudicare dalla comunicazione sensazionalistica dei mezzi di informazione, conosciamo quasi tutto e maciniamo nuove scoperte a ritmi quotidiani.
La realtà dei fatti è molto diversa: rispetto al primo decennio del 2000, dal 2008 al 2018 l'affidabilità delle raccomandazioni nelle linee guida è regredita dall' 11,7% al 9% in USA, e dal 17,6% al 15,1% in Europa.
La ricerca medica appare dimenarsi in un vicolo cieco che sta diventando sempre più stretto.

È allora essenziale proteggersi dalla superbia scientista, isolare il fenomeno e chiamarlo con il suo nome, perché l'atto di fede verso l'opinione di qualcuno, chiunque esso sia, scarica il peso di una responsabilità personale, ma è un'attitudine esiziale soprattutto per i pazienti.
È essenziale proteggersi perché spesso la presunzione scientista è cavalcata da campagne di marketing che fanno della salute un campo di battaglia, al punto da indurre gli stessi medici al terrorismo (qui un esempio specifico proprio da parte dei cardiologi).
È essenziale proteggersi perché la comunicazione digitale, globale e illimitata sta irrigidendo chi, trovandosi in una posizione di autorità tecnico-scientifica e nella paura di perdere il controllo, sceglie di fare terra bruciata con un dogmatismo prevaricante.

L'esplosione della comunicazione globalizzata va invece accolta come una opportunità incommensurabile che potrà aiutare la ricerca della conoscenza a liberarsi da catene ormai arrugginite, colmando gli ampi vuoti che ci separano da una più completa comprensione della malattia e del corpo umano.


Video correlato in 5LB DEX: La rivoluzione delle 5 Leggi Biologiche in cardiologia



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