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Colonna vertebrale: mal di schiena, sciatica, ernia al disco, scoliosi.

Premessa: l'eziologia delle cosiddette malattie (cioè la causa delle reazioni di fisiologia speciale dell'organismo) è l'argomento che a un primo approccio richiama maggiormente l'attenzione sulle 5LB.
Oltre alla comprensione delle cause, però, è fondamentale imparare ad avere dimestichezza con la funzione dei tessuti coinvolti e la posizione dell'organismo all'interno del processo.
Questo modo di procedere adotta il grado di dettaglio acquisito dalla Formazione Professionale 5LB, che in sè non cerca di dimostrare qualcosa (non in questo contesto), ma fornisce strumenti precisi per permettere a chiunque di verificare questi fenomeni di persona.
Per i principianti sarà necessario leggere almeno le 5 Leggi Biologiche.



Il mal di schiena, la sciatica, l'ernia discale, la scoliosi, come tutte le condizioni che interessano i tessuti muscolari, cartilaginei e ossei, sono processi condotti dall'innervazione della sostanza bianca, secondo lo schema embrionale del mesoderma recente.

Muscoli, cartilagini e ossa in Fase Attiva fanno necrosi e/o atrofia (senza sintomi), mentre in PCL gonfiano con edemi di riparazione (con sintomi e dolori) e proliferazione cellulare (con eccedenza).



La colonna vertebrale attraversa tutto il busto con funzione di sostegno, ma in base al movimento a cui è preposto, ogni gruppo di vertebre si attiva per affrontare le difficoltà inaspettate della vita.

Ecco allora che, come abbiamo già visto, per le cervicali la percezione biologica che attiva la reazione fisiologica è "non sentirsi all'altezza".
Il dolore e i sintomi in quell'area si presentano quindi tra una e 4 ore dopo la precisa percezione di "finalmente ce l'ho fatta, sono stato all'altezza" in un atto materiale, concreto.
Nel caso di sintomi cronici ci si trova, come sempre, in un loop di recidive che mantengono la condizione per lunghi periodi.

L'area della vertebra D1, con muscoli e cartilagini attigui, entra in Fase Attiva per un sentito di "dover abbassare la testa".
I dolori compaiono quindi dopo "essere riusciti a rialzare la testa".

L'area delle vertebre D2 e D3 si attiva per il "non riuscire a portare un peso sulla groppa": sono le vertebre su cui "poggia il giogo".
I sintomi si manifestano dunque in seguito a "sono riuscito a liberarmi di questo peso da portare", ovvero ci si è liberati con un atto concreto anche apparentemente piccolo, così i tessuti che erano sotto stress possono iniziare a ripararsi.

L'area delle vertebre dalla D4 alla D8 si attiva con una percezione di "mi sento chiuso dentro", senza libertà per la mia esistenza (stesso sentito cui fa riferimento frontalmente lo sterno).
Un improvviso dolore in quella zona è una soluzione (1-4 ore prima) di "ho ripreso il mio diritto di esistere".
Sintomi cronici o condizioni molto accentuate sono, lo ricordo, situazioni che perdurano in routine continue in cui si è in qualche modo incastrati.

L'area delle vertebre dalla D10 alla L2 corrisponde alla "groppa", e la reazione in Fase Attiva avviene quando "qualcuno mi salta in groppa, mi sottomette".
I sintomi compaiono proprio nel momento in cui "non riuscivo a sgropparmi di dosso quella persona, adesso ce l'ho fatta".

L'area delle vertebre dalla L3 alla L5 fino al Sacro risponde al non sentirsi valido come interlocutore, non ascoltato. Una percezione che si inserisce nel ruolo che una persona ha all'interno della società (lavoro, famiglia).
Un mal di schiena lombare improvviso appare dunque quando "finalmente ho avuto voce in capitolo, sono stato ascoltato".

La cosiddetta "sciatica" è dovuta nella maggioranza dei casi (analogamente al comune mal di testa), alla compressione dei nervi sciatici da parte degli edemi di riparazione (PCL) dei tessuti nell'area lombo-sacrale. Compressione che produce il dolore percepito lungo la gamba, spesso non statico ma come punti dolorosi che si spostano, in base al modo in cui il nervo viene compresso.
La comune ernia al disco a livello L5/S1, spesso accompagnata da compressioni al nervo sciatico, è quindi il risultato di lunghi periodi di recidive, situazioni-gabbia all'interno del proprio ambiente (lavoro, famiglia...) in cui ci si sente di "non essere un valido interlocutore, non essere ascoltato, non avere voce in capitolo".

Come tutti i programmi biologici del neo-encefalo, anche i sintomi della colonna vertebrale seguono le leggi di lateralità, in relazione a mamma o papà.

La scoliosi (come tutti gli altri spostamenti della spina dorsale) è quindi il risultato di un lungo permanere dell'organismo, durante lo sviluppo, in una posizione in cui le vertebre, le cartilagini o i muscoli necessitano di mantenersi in Fase Attiva con necrosi e atrofia, in modo più o meno accentuato, in base alle percezioni biologiche che abbiamo elencato sopra.
Siccome il processo avviene, secondo lateralità, su un lato più che sull'altro, muscoli e vertebre si sviluppano in modo diverso creando la curva scoliotica.
Di solito la curva ad S denuncia una conflittualità in una area nello scheletro e la curva successiva è la conseguenza compensatoria della prima.

Per quanto riguarda il dolore, questo è dovuto:
- rispetto alle ossa, allo stiramento del periostio innervato dalla corteccia cerebrale
- allo schiacciamento meccanico dei nervi per i gonfiori
- nei muscoli per diretta conseguenza della trazione degli edemi nei tessuti.
Questo almeno all'inizio, e in una curva bifasica teorica.
Il problema dei tessuti neo-mesodermici è che, successivamente, il conflitto può diventare locale, cioè è lo stesso dolore a creare attenzione e svalutazione, producendo recidive nella zona e spesso prolungando la convalescenza (un approfondimento sui conflitti locali nella monografia LE RECIDIVE).
Da non dimenticare poi il contributo che può portare il “conflitto del profugo” che, aumentando il volume degli edemi nel corpo, aumenta a dismisura anche i dolori.

Attenzione: queste considerazioni perdono valore nel momento in cui non siano riferite a casi reali e concreti, perchè parlare dell'individuo nella sua unicità è il solo modo valido per procedere con la cognizione delle leggi biologiche.

Per applicare queste conoscenze nel concreto è categorica la precisione, così è importante non farsi autodiagnosi e non modificare alcun trattamento medico ma, nei limiti di queste informazioni che non pretendono di essere complete, osservare i processi così come sono con soli fini didattici.
Le Leggi Biologiche non sono una terapia ma una precisa mappa di lettura che può essere consultata in qualsiasi ambito disciplinare e terapeutico.
Per la pluralità delle variabili è inoltre impossibile e irrispettoso per la persona, anche in presenza del miglior medico o esperto nel campo, fare corrette diagnosi online.
Per un dettagliato approfondimento è consigliato lo studio del libro Noi Siamo Il Nostro Corpo, di cui questo testo è un estratto sintetico.



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