## Ultimissime ##
Un attimo...
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Le 5LB non cambiano il modo di scegliere una terapia: la posizione.

Qualche giorno fa, il sito di Salute Attiva Onlus ha pubblicato un mio articolo dal titolo Un esempio concreto di scelta terapeutica attiva.
Si tratta della storia vera di una cittadina americana, Rosalind, che ci racconta in che modo ha potuto prendersi la piena responsabilità della scelta, rispetto al trattamento da affrontare per curare una "malattia", facendone una scelta propria.
Non è un fatto scontato, perchè spesso ciò che riguarda la salute è vissuto con il peso schiacciante dell'inevitabile, del protocollo già deciso, del predestinato.
Ti invito a leggere la storia a questo link prima di proseguire la lettura.

Rosalind si mette in azione per verificare, in prima persona, tutte le informazioni scientifiche disponibili riguardo ai suoi sintomi, con un atteggiamento attivo e responsabile, e lo fa "scartabellando" negli archivi di Cochrane e rivolgendo domande precise e mirate ai suoi medici.
Non a caso, proprio le preziose revisioni di Cochrane sono spesso proposte su 5LB Magazine per offrire l'accesso alle ultime evidenze scientifiche, che purtroppo su molti argomenti sono generalmente poco note o seguono un lento processo di acquisizione da parte delle istituzioni.

Rosalind non conosce le 5 Leggi Biologiche e fa un percorso di scelta terapeutica orientandosi, con un'analisi critica e lucida, tra i trattamenti disponibili.

La domanda: se avesse conosciuto le leggi biologiche, avrebbe fatto una scelta diversa?

Forse sì, forse no; ma, in fondo, non ci interessa.

Perchè non ci interessa?
Per due motivi.
Primo perchè i trattamenti clinici di comprovata efficacia sono i medesimi, sia che li si osservi dal paradigma convenzionale sia dal paradigma delle 5LB; semmai, in un secondo tempo e superata l'urgenza, potrebbe essere affiancata una terapia causale.
In secondo luogo, perchè il modo in cui Rosalind ha fatto ciò che ha fatto è esattamente il necessario, che non dipende dalle credenze, dalle conoscenze o dalla cultura di fondo.
Non è importante cosa conoscesse o in cosa credesse, ma da quale posizione Rosalind abbia scelto.
Per questi motivi il suo percorso decisionale non sarebbe stato diverso se basato sulla conoscenza delle leggi biologiche o di altri modelli interpretativi.

Come hai potuto notare nel racconto, non si tratta esclusivamente di vagliare il trattamento che fornisce le migliori statistiche di successo: si tratta, invece, di scegliere la cura che sento più adeguata a me, e anche a me in un momento preciso della vita.
Allo stesso modo, non si tratta di scegliere tra una visione e un'altra della medicina, ma di ponderare ciò che mi dà più forza e ciò che me ne lascia di meno.
Non parliamo quindi di una valutazione di qualcosa di esterno, ma di una esplorazione interiore che osservi la POSIZIONE da cui scelgo.
Registra in memoria la parola qui sopra, non ne servirebbero altre.

Se scelgo per il mio meglio da una posizione di forza, qualsiasi cosa io scelga è la cosa giusta per me.
Presta attenzione alla fine del racconto, alla frase che Rosalind dice spontaneamente: "sento di essere pronta, armata di tutte le informazioni di cui ho bisogno e quindi in una buona posizione per prendere una decisione.

Una posizione di forza, in cui lei sente che è responsabile di sè e sente che sta scegliendo ciò che è meglio per lei.

Una scelta fatta non per convenzione, non per un ricatto (indecenze come "lei si deve fidare di chi conosce le cose", "se non fa come dico se ne prende lei la responsabilità"), non per fuggire la paura delegando la scelta a qualcun altro, non per un buon consiglio dato da un autorevole chiunque, non per compiacere i familiari...
Quella donna ha scelto non per imposizione ma per posizione: con le sue forze, in un movimento intenzionale che va da dentro a fuori, e ha fatto il suo meglio.

Certamente la conoscenza delle leggi biologiche può ampliare drasticamente il ventaglio della scelta, ma "sapere tante cose" non è il fulcro della questione.
Lo abbiamo sempre detto: le cose non dipendono da ciò che succede o ciò che si pensa e che si fa, ma dalla percezione che se ne ha.
Niente è meglio in assoluto, perchè tutto è strettamente legato alla vita ed alla percezione della persona, che sono uniche, imprevedibili e non omologabili (come si evince nel racconto): così la "giusta scelta" non può che essere relativa, cioè allineata al sentire profondo personale.
Per esemplificare: anche con la totale padronanza delle 5 leggi biologiche, quindi potendo riconoscere la sensatezza di un nodulo al seno e l'incongruenza nel concetto di "maligno", la scelta più forte per una donna potrebbe essere comunque l'asportazione chirurgica.

Ecco perchè sono completamente illogiche, rovinose e biasimevoli le guerre tribali che fratturano la medicina in "ufficiale" e "alternativa", vecchia e nuova.

È importante studiare e verificare le 5LB e invito tutti a farlo, con calma, perchè è necessario molto tempo per integrare pazientemente una nuova forma mentis che apre a grandi e altre possibilità.
Ma quando si affrontano con urgenza scelte cruciali per la propria salute, la caccia forsennata ai conflitti e alla "consapevolezza" è sterile, e quindi pericolosa, perchè di certo non mette in sicurezza le cose.

La scelta sull'intervento non può porsi nei termini di "che cosa mi risolverà la malattia?".
Si pone invece, prima di tutto, nei termini della posizione interiore: "quale scelta mi fa sentire di più nella mia forza?".

Quando qualcuno si trova solidamente piazzato "nella sua forza", possiamo ben comprendere che questa posizione sia l'unica di cui ha bisogno per lasciare andare il "profugo" e, quindi, per risolvere la grande maggioranza dei problemi e delle complicazioni cliniche.
Ed è in questa sensibile e sottile comprensione che le 5 Leggi Biologiche fanno la vera differenza nella gestione dell'urgenza.

foto di Ambro su freedigitalphotos.net



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