## Ultimissime ##
Un attimo...
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Il colesterolo allunga la vita...e tutta la schizofrenia di un modello scientifico al tramonto.

Cominciamo con la fake news istituzionale della settimana:

Onu, agroalimentare italiano sotto accusa: «Olio e Grana come il fumo»
Il Parmigiano reggiano, il Prosciutto di Parma, ma anche la pizza, il vino e l’olio d’oliva. Tutti rischiano di fare la fine delle sigarette: tassati, e con tanto di immagini raccapriccianti sulle confezioni per ricordare che «nuocciono gravemente alla salute»

Una fake news da manuale, con tanto di virgolettato che non è mai uscito né dalla bocca di nessuno né tantomeno da qualche documento.

Dopo alcuni giorni qualcuno si accorge che qualcosa non va e corregge il tiro:

Come stanno veramente le cose tra il Parmigiano Reggiano e l'Oms
L'organizzazione mondiale della Sanità non ha mai scatenato una crociata contro il made in Italy
Fonte: AGI

Insomma, questo trambusto nasce dal fatto che un giornalista ha voluto fare la propria interpretazione personale di un documento in cui l'OMS suggerisce ai governi (come sempre nel suo ruolo di controllore) che "incentivi e disincentivi fiscali dovrebbero essere presi in considerazione per incentivare stili di vita salutari, promuovendo il consumo di prodotti sani e limitando la commercializzazione, la disponibilità e il consumo di prodotti non salutari".
Tra i quali quelli ad alta concentrazione di zucchero, sale e grassi.


CHI DECIDE QUALE PRODOTTO E QUALE STILE DI VITA È "SALUTARE"

La questione è delicata.
Oggi la distinzione tra cosa è salutare e cosa non lo è, soprattutto in ambito alimentare, è fondata largamente su superstizioni, anche a livello istituzionale.
Il paradigma dei "fattori di rischio" che oggi domina la ricerca è talmente confuso e vacillante che, di fatto, non possediamo alcuna solida risposta su cosa fa ammalare e cosa no, cosa fa bene e cosa fa male. Quindi qualsiasi affermazione perentoria è da considerarsi un'opinione.
Non a caso la rubrica "Fanno bene o fanno male" è una delle più ricche di 5LB Magazine.

Chi al contrario credesse indiscutibili i dettami delle istituzioni sanitarie su ciò che è salutare o nocivo perché "il metodo scientifico" li ha certificati, starebbe facendo un atto di fede che il più delle volte non ha ragioni nella realtà sperimentale.

Con un piede fermo nel modello 5LB le cose sono invece molto più chiare e semplici, perché si osserva la confusione del paradigma dei fattori di rischio dal di fuori.
Da questa prospettiva potrà esserci al limite "un'alimentazione tecnica" capace di agevolare o ostacolare certe funzioni fisiologiche (normali o speciali), ma è invece esclusa un'alimentazione che di per sè possa ammalare o guarire.


UNA CREDENZA ESEMPLARE DURA A MORIRE: L'IPOTESI DEL COLESTEROLO CATTIVO

Prendiamo ad esempio le credenze sui grassi (saturi, animali ecc.). 
Per decenni "l'ipotesi lipidica" (quella che correla l'assunzione di grassi al rischio di infarti e ictus) ha occupato tutta la scena della prevenzione cardiovascolare e del "corretto stile di vita".
Ancora oggi un qualsiasi livello di colesterolo nel sangue è considerato dalle istituzioni come uno dei principali fattori di rischio (qui l'Istituto Superiore di Sanità, la Società Italiana di Cardiologia, ma anche gli enti esteri come lo stesso OMS, il sistema sanitario britannico, il British Heart Foundation...).
Credenza così tanto radicata nella nostra cultura che i farmaci per ridurre il colesterolo (come le statine) sono tra i più prescritti al mondo e i nostri supermercati sono pervasi di prodotti "anti-colesterolo" (yogurt, cereali ecc.).
Chi non ha in famiglia almeno una persona che segue una cura per il colesterolo, scagli il primo yogurt. Molte persone, forse troppe, hanno una vita fortemente condizionata da diete e terapie che derivano dall'ipotesi lipidica.
E se questa ipotesi non fosse verificata?


L'IPOTESI LIPIDICA SI STA SGRETOLANDO

In effetti sono già diversi anni che l'ipotesi lipidica scricchiola, tanto che un recente rapporto del National Obesity Forum insieme con il Public Health Collaboration britannico non ha voluto usare mezzi termini: "30 anni di esortazioni ufficiali da parte delle istituzioni sanitarie che hanno invitato le persone ad adottare diete a basso contenuto di grassi per ridurre il colesterolo, stanno avendo conseguenze disastrose".
Fonte e approfondimento.

E se da una parte abbiamo evitato i grassi cattivi, dall'altra ci siamo imbottiti di grassi buoni.
Ci siamo fidati, eppure anche questi accorgimenti sono sempre stati inutili:

Omega-3: non offrono alcuna protezione contro ictus o infarto
Fonte: Repubblica, Cochrane 2018


Ma non solo le diete: di fatto nemmeno le prescrizioni farmacologiche di protocollo sono fondate su solide prove di efficacia.
Infatti con il passare del tempo la ricerca sul "colesterolo cattivo" sta producendo, più che evidenze, un aumento di entropia e di contraddizioni nei risultati.

Disponiamo di diversi farmaci che riducono i livelli di colesterolo nel sangue:
- le statine riducono il colesterolo e in certi casi riducono i rischi cardiovascolari (Fonte Cochrane 2013). Approfondimento su 5LB Magazine.;
- la niacina riduce il colesterolo ma non ha alcun effetto sui rischi cardiovascolari (Fonte Cochrane 2017);
- il farmaco sperimentale Torcetrapib era stato concepito per abbattere il "colesterolo cattivo" LDL, ma gli studi sono stati interrotti perchè aumentava il rischio di infarto. Fonte NY Times

I risultati sono tanto contraddittori da sfiorare l'assurdo: le evidenze suggeriscono che, con una relazione inversa, dai 60 anni in su è meglio che il tuo colesterolo cattivo (LDL) sia alto, perchè vivrai più a lungo.
Fonte: BMJ 2016.


Se quindi oggi le istituzioni insistono a raccomandare un certo tipo di "diete salutari" a grassi controllati, io credo che i motivi siano principalmente due:
- per inerzia, più che per indiscutibili evidenze scientifiche che non ci sono;
per arginare eccessi ed abusi che sono figli della corsa all'industrializzazione alimentare.

Intorno a queste imprescindibili decisioni politiche impazzano i luoghi comuni, dai quali si è lasciato trascinare il giornalista del Sole 24 Ore. Così è venuto fuori un quadro surreale (e provocatorio) in cui olio e formaggi, grassi per definizione, e in generale tutta la dieta mediterranea "nuocciono gravemente alla salute".


COME USCIAMO DA QUESTA CONTRADDIZIONE SCHIZOFRENICA?

La nostra risposta è semplice: uscendo dal paradigma dei fattori di rischio, che oltre a non dare risposte provoca una catena di angosce sociali e di sovradiagnosi dagli ignoti effetti iatrogeni.

La ricerca è pervasa dalla contraddizione in lungo e in largo, perchè la matrice che si vuole usare a tutti i costi per leggere i fenomeni, piaccia o no, non si incastra nella realtà sperimentale.
Infatti la matassa delle "cause delle malattie" (in questo caso cardiovascolari) si ingarbuglia sempre di più, e questo è un fatto oggettivo che farà tramontare un modello eziologico che non è più in grado di fornire risposte.

Uscire dal paradigma dei fattori di rischio per noi significa includere nell'osservazione l'intangibile "terzo fattore" che è la psiche, rompendo una volta per tutte lo schema manicheistico dei "buoni e cattivi", il quale è rimasto intatto nei secoli ma ha spostato di volta in volta il bersaglio su qualche nuovo capro espiatorio.

Ai nati in questa epoca: dimentichiamoci pure il grana e il prosciutto, perchè sono già fuori dal bersaglio.
Prepariamoci alla guerra totale allo zucchero.

Colesterolo, altro che nemico.
Le nuove linee guida Usa promuovono i grassi saturi e bocciano gli zuccheri
Fonte: HuffPost



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