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Un attimo...
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Isolamento e stress sociali possono fare più danni di un virus influenzale.

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Prima di tutto considera questo fatto: non abbiamo idea di come faccia un virus a fare dei sintomi.
A dirla tutta la ricerca non ha nemmeno capito cosa faccia un virus e quale sia la sua funzione, ma di questo ne parleremo altrove, e se vuoi puoi approfondirlo qui.

NON SI SA COME IL VIRUS PRODUCA SINTOMI

Alcuni studi hanno tentato di comprendere il meccanismo con il quale un virus provocherebbe dei sintomi.
Le più recenti conclusioni ci dicono che il sintomo non è fatto dal virus, ma è fatto dalla risposta dell'organismo:

The Host Response, Not the Virus, Causes the Symptoms of the Common Cold
L'obiettivo di questa indagine è capire il meccanismo con cui l'infezione da rinovirus delle cellule epiteliali delle vie respiratorie causi i sintomi della rinite, dell'ostruzione nasale, del mal di gola, della tosse e tutto ciò che chiamiamo "raffreddore".
L'ipotesi originale era che i sintomi risultassero dalla distruzione dell'epitelio. 
Ma questa ipotesi fu dimostrata errata da Winter et al., i quali hanno esaminato l'epitelio con biopsie da persone con il raffreddore.
Hanno mostrato che l'epitelio era intatto e che l'unica cosa che lo distingueva era un accresciuto numero di neutrofili polimorfonucleati (leucociti) nella sottomucosa e nell'epitelio.

Quindi per cominciare il virus non distrugge le cellule, come viene spesso rappresentato. Semplicemente il tessuto si comporta in modo diverso.
E quel comportamento non è prodotto dal virus, ma:
L'infezione virale di per sè non produce sintomi: piuttosto è la risposta dell'ospite all'infezione virale che è responsabile dei sintomi.

Va bene, abbiamo capito qualcosa: il virus non distrugge i tessuti e quel che succede è l'organismo a provocarlo.
Ora scopriamo anche che non basta un virus in circolazione per farmi stare male, nemmeno se me lo inseriscono direttamente nel naso.
Precedenti studi sull'infezione da rinovirus indicano che circa un terzo delle persone con infezione virale confermata non mostra segni di sintomi del raffreddore. 

Per quale motivo succede che, anche se ho il virus nel corpo, non mi accade nulla?
I fattori che determinano quali individui infetti svilupperanno il raffreddore non sono noti. 
Utilizzando un protocollo di inoculazione del rinovirus, gli autori hanno esplorato il possibile ruolo degli eventi della vita recente, dell'umore attuale e dello stress percepito nello sviluppo dei sintomi negli individui noti per essere infetti. 
[...] Il numero medio dei principali eventi della vita segnalati per l'anno precedente è stato significativamente più alto per coloro che hanno sviluppato raffreddori rispetto a quelli che non lo hanno fatto (p <.05). 
Fonte: Pubmed

LE CAUSE PSICHICHE DELLE INFIAMMAZIONI RESPIRATORIE

Molto bene, adesso cominciamo a parlare dei fattori psico-sociali che possono causare l'infiammazione delle vie respiratorie.
Le 5 Leggi Biologiche ci offrono un dettaglio molto alto per comprendere questi fenomeni, e soprattutto offrono strumenti per verificarli nella quotidianità, ma molti studiosi li hanno già affrontati con studi clinici, anche se in modo più generico.

Gli studi in corso presso la Carnegie Mellon University di Pittsburgh, suggeriscono che lo stress psicologico è un fattore molto importante nel determinare chi si ammala quando le cavità nasali vengono invase da virus. 
Ma non si tratterà di uno stress qualsiasi. Deve essere uno stress a lungo termine, che dura almeno un mese e deriva da un problema significativo, come essere licenziato da un lavoro dopo anni di servizio o essere deprivato finanziariamente o emotivamente da un divorzio.
Le persone sottoposte a forte stress hanno maggiori probabilità di prendere il raffreddore quando esposte a un virus, rispetto alle persone sottoposte a stress più lieve.
Fonte: NY Times

Lo studio citato dal New York Times specifica anche che i sintomi delle vie respiratorie sono proporzionali al livello di stress.

I tassi di infezione respiratoria (P <0,005) e raffreddore clinico (P <0,02) aumentano con una relazione proporzionale al grado di stress psicologico
[...]
 Questi effetti non subivano cambiamenti quando abbiamo considerato l'età, il sesso, l'educazione, lo stato allergico, il peso, la stagione, il numero di soggetti che vivono insieme, lo stato infettivo dei soggetti che condividono lo stesso alloggio e lo stato anticorpale specifico del virus (prima dello studio). 
Inoltre, le associazioni osservate erano simili per tutti e cinque i virus studiati. 
Altri stress potenziali comuni - tra cui fumo, consumo di alcol, esercizio fisico, dieta, qualità del sonno, numero dei globuli bianchi e livelli totali di immunoglobuline - non spiegano l'associazione tra stress e malattia. 
Allo stesso modo, i nostri controlli su variabili di personalità (autostima, self-control, introversione - estroversione) non hanno alterato le nostre rilevazioni.
Fonte: Psychological Stress and Susceptibility to the Common Cold - NEJM, Pubmed

Postilla interessante dal punto di vista 5LB.
Quello che segue è il commento allo studio, da parte di un collega del ricercatore.

Una spiegazione più probabile, credo, è la risposta nasale colinergicamente mediata allo stress. 
A differenza della semplice risposta emotiva a una minaccia, lo stress è generalmente caratterizzato da conflitti, con sentimenti di ostilità, senso di colpa, risentimento, umiliazione e simili. 
Wolf ha esaminato ed eseguito biopsie della mucosa nasale di persone in conflitto emotivo e ha documentato iperemia, edema, ipersecrezione e ostruzione nasale. 
I risultati opposti, vasocostrizione con restringimento della mucosa e libera respirazione nasale, sono stati notati con forti emozioni non associate a conflitti - la risposta "lotta o fuga" menzionata da Swartz.
Fonte: Alexander C. Chester, M.D.Georgetown University Medical Center
Lo studio di Swartz: Stress and the Common Cold - NEJM

Uno studio simile sul raffreddore dovuto a stress è stato anche eseguito su circa 1200 studenti universitari:
A cohort study of stress and the common cold. - Pubmed

I VIRUS INFLUENZALI

Va bene il rinovirus, ma il virus dell'influenza?
Pare non esserci differenza: questo studio è stato eseguito sui virus dell'influenza A [A/Texas and A/Kawasaki] e sul rinovirus [Hanks e tipo 39]


Ancora più interessante la meta-analisi di Pedersen et al. del 2010, che si è posta l'obiettivo di valutare tutte le evidenze scientifiche disponibili sull'ipotesi che lo stress psicologico possa influenzare lo sviluppo di malattie in persone esposte ad un agente infettivo.
I risultati della meta-analisi confermano l'ipotesi che lo stress psicologico sia associato con un'aumentata suscettibilità alle infiammazioni del tratto respiratorio, prestando supporto ad una emergente considerazione della potenziale importanza dei fattori psicologici nelle malattie infettive.

Non abbiamo più dubbi: anche le malattie infettive che generalmente si ritengono causate da virus, sono in realtà attivate, in buona proporzione, da stress psichico e conflitti.

Ora puoi anche comprendere questi fenomeni in modo molto più preciso, perchè le 5 Leggi Biologiche ci danno strumenti per verificare di persona quale specifica percezione emotiva si trova dietro ad ogni sintomo.
Se non hai idea di cosa si stia parlando, inizia da qui.

DANNI DA ISOLAMENTO E RELAZIONI CHE CURANO

Nel momento in cui scrivo, l'Italia intera è in quarantena per l'influenza Covid19.
Attività economiche e sociali azzerate. Scuole chiuse. I cittadini sono isolati nelle proprie case con il divieto di uscire se non per emergenze.
Gli ospedali collassano sotto il carico di lavoro. Sono passate due settimane e nella migliore delle ipotesi abbiamo ancora un mese da affrontare in queste condizioni.
La situazione sociale è spaventosa e drammatica.

Nessuno sa veramente se tali disposizioni siano efficaci a risolvere l'unico vero problema, cioè contenere le ospedalizzazioni.
Non ci sono evidenze scientifiche solide a riguardo, così ogni governo si muove secondo criteri propri.

Qui però ci facciamo anche un'altra domanda: se è vero che le condizioni psico-sociali possono causare sintomi respiratori... quanto influisce sugli individui l'odierna tragica situazione sociale?

Uno tra gli elementi con i quali si diagnostica la sindrome Covid19, è il calo dei leucociti.

Lo stress sociale cronico può compromettere la normale regolazione fisiologica della funzione dei leucociti da parte dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene in modi che possono contribuire all'aumento dei rischi per la salute fisica, associati alle avversità sociali.
Fonte: Pubmed

Non solo:
Il presente studio ha valutato la relazione tra la sensibilità distributiva dei leucociti e l'isolamento sociale soggettivo in un ampio campione di anziani basato sulla popolazione. 
[...] Le percentuali circolanti di linfociti e monociti venivano soppresse, in proporzione diretta ai livelli circolanti di cortisolo. 
[...] I risultati attuali suggeriscono che i fattori sociali possono alterare la sensibilità delle cellule immunitarie nella regolazione fisiologica da parte dell'asse ipotalamo-ipofisi-surrene, in modi che potrebbero contribuire all'aumento dei rischi per la salute fisica associati all'isolamento sociale.
Fonte: Social regulation of leukocyte homeostasis: the role of glucocorticoid sensitivity. - Pubmed

Insomma, le avversità sociali e l'isolamento abbattono i livelli di leucociti e linfociti, il cosiddetto "sistema immunitario".
Anche il Cohen, autore di alcuni degli studi citati, aveva rilevato che il maggiore rischio di ammalarsi lo avevano quelli che si trovavano disoccupati o sottoccupati o che avevano difficoltà interpersonali con parenti o amici.
E aveva anche scoperto qualcosa di controintuitivo, che già altri ricercatori avevano appreso: "avere molti tipi diversi di relazioni sociali aiuta a proteggere dalle malattie".

Le persone con più tipi di legami sociali erano meno sensibili ai raffreddori comuni, producevano meno muco, erano più efficaci nella liberazione ciliare dei loro passaggi nasali e rilasciavano meno virus. 
Queste relazioni erano inalterate dal tipo di virus, l'età, il sesso, la stagione, l'indice di massa corporea, l'educazione e la razza. 
La suscettibilità ai raffreddori è diminuita in modo "dose-risposta" all'aumentare della diversità delle connessioni sociali. 
Connessioni sociali più articolate erano associate ad una maggiore resistenza alle malattie del tratto respiratorio superiore.
Fonte: Social Ties and Susceptibility to the Common Cold - JAMA

Quando si sta insieme si sta meglio.
Lo so cosa stai pensando: non ci voleva la scienza per capirlo. 
Ma se qualcuno ci parla delle molecole ci crediamo di più.
Ma non è finita:
L'aumento del proprio stato socio-economico (percepito soggettivamente) è associato ad una minore suscettibilità alle infezioni delle vie respiratorie superiori, ma questa associazione è indipendente dallo stato sociale oggettivo, il che suggerisce per la salute l'importanza del grado relativo percepito.
Fonte: Pubmed
In altre parole, il sentirsi ad un basso livello socio-economico aumenta la suscettibilità alle malattie.

In sostanza cosa abbiamo imparato: lo stress di condizioni sociali avverse, l'isolamento, la perdita del lavoro e delle relazioni, mettono in una condizione di precarietà la nostra salute e, stando agli studi citati, in particolare sono soggette a reagire le vie respiratorie.
Quanto potrà influire quindi questa straordinaria condizione di quarantena nazionale, mai vissuta prima, sulla salute dell'intera comunità? 

Non possiamo ritenere che sia indifferente e anzi, nella nostra visione dal modello delle 5 Leggi Biologiche, consideriamo le polmoniti un sintomo causato dalla paura di morire.
Allo stesso tempo, la perdita di riferimenti e l'isolamento sono il terreno adatto per la fisiologia speciale dei reni che, ritenendo i liquidi, possono amplificare la maggioranza dei sintomi, come le crisi respiratorie.

Ma questo era vero se la percezione sociale del virus fosse rimasta proporzionata a quello che è: un'influenza.
Poichè invece ormai è la percezione delle cose è fuori controllo, un governo che non adottasse queste misure probabilmente potrebbe ottenere anche di peggio.

Immagina la percezione della massa: vivresti più tranquillo libero ma sotto la minaccia costante di un mostro che si nasconde dentro il tuo prossimo, o chiuso in una gabbia con il mostro là fuori, protetto dalla legge?
È sempre una questione di percezione, e quindi probabilmente ormai...è troppo tardi per tornare indietro.

Foto CC-BY di Travel Local



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