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Elisabetta Gregoraci testimonial per lo screening mammografico. Cosa c'è di strano?

L'Ottobre Rosa è un mese tradizionalmente molto caldo in termini di comunicazione intorno alla salute e ai tumori, che vede su tutti i quotidiani un grande protagonista: il cancro al seno.
A riguardo abbiamo revisionato molte notizie in passato, e devo dire che la distorsione mediatica dell'informazione è ormai tristemente prevedibile.

Sembra che ci siano due fronti contrapposti:
il primo che porta studi scientifici, dati precisi, cautela con grande riguardo per i rischi della sovra-diagnosi e del sovra-trattamento;
l'altro che, facendo leva sulla paura, promuove un interventismo assoluto, prevenzione senza se e senza ma, con grandi risorse di marketing, spesso ignorando le evidenze scientifiche acquisite.

Quest'ultimo fronte, oggi, è il più apprezzato dagli organi di informazione.

Tumore al seno: +15% tra le under 50, ma per loro non esiste un programma di screening
Scatta lʼallarme prevenzione: il Sistema sanitario nazionale non mette a disposizione un programma di esami per le giovani
Fonte: TGCom

I titoli di oggi sono inequivocabili: la Sanità pubblica non funziona a dovere, perchè non applica un programma di controlli sulle giovani donne.
Il messaggio implicito: se il Sistema Sanitario Nazionale è deficitario, allora è bene che ci pensi tu da sola perchè "ancora troppo spesso la diagnosi arriva in ritardo perché molte donne non si sottopongono allo screening".
Il comunicato ufficiale della LILT: La campagna “Nastro Rosa 2016” si pone dunque l’obiettivo di intercettare e sensibilizzare in particolare un target giovane
Ma interlocutrice è ogni donna, giovane e non, che abbia affrontato la patologia tumorale o che sia sana, che abbia un seno naturale o abbia subito un intervento di chirurgia estetica, abbiente e non abbiente, di ogni etnia. Fonte: Corriere
Questo è il fronte dell'interventismo a tutti i costi e della prevenzione generalizzata, che veicola attraverso testimonial molto in vista un certo panico e una soluzione semplice per porvi rimedio.
Sarà allora la popolazione a fare pressione sulla classe medica e politica per avere i servizi che "le spettano".

Il fronte delle evidenze scientifiche non può invece veicolare messaggi generalizzati, che fanno presa emotiva senza supporto di dati concreti, ma si affida al rapporto medico-paziente, ambito in cui la valutazione è sempre soggettiva e concordata sulla base delle acquisizioni più solide e verificate.

Perchè non esiste un programma di screening per donne sotto i 50 anni? Mancano i soldi? Lo Stato non si occupa di noi come dovrebbe? È un caso?
I programmi di screening nazionali tendono (a diverse velocità) ad adottare le evidenze epidemiologiche sull'efficacia dei trattamenti.
Checchè ne dica il fronte mediatico, lo screening mammografico non è sicuro
Non è vero che più ti controlli e meglio stai. Non è vero che se tutti facessero prevenzione in modo generalizzato la popolazione sarebbe più in salute. È proprio il contrario.
La dissociazione tra i due fronti è palese.
Che si conoscano o meno le 5 Leggi Biologiche, la prevenzione non dovrebbe essere un prodotto da vendere come una bibita.
Le prove di efficacia dello screening mammografico, basate su dati epidemiologici reali e su cui si fondano i programmi di screening nazionali, indicano che:

- Non è raccomandato alcun tipo di screening per donne più giovani di 40 anni e oltre i 75 anni.
- Se una donna tra i 40 e i 49 richiede espressamente di sottoporsi a screening, il medico deve informarla dei rischi. Se accetta di sottoporsi comunque, non va prescritto con frequenza inferiore a 2 anni.

- Non è raccomandato mai il controllo annuale (qualunque età)
- Non è raccomandata mai la risonanza magnetica (qualunque età)
- Non è raccomandata mai la mammografia 3D con tomosintesi (qualunque età)
- Non è raccomandata mai l'autopalpazione (qualunque età) - (perchè?)
- Non è raccomandato a donne con aspettativa di vita inferiore a 10 anni. 



Le linee guida internazionali raccomandano lo screening tra i 50 e i 74 anni di età, ogni 2 anni.
Per questo i programmi nazionali non fanno controlli sotto i 50 anni: perchè sono nocivi e non per un deficit di efficienza del sistema sanitario.
Ci sono poi paesi come la Svizzera in cui è stato proposto di sospendere totalmente lo screening mammografico a qualunque età.

Cosa c'è allora di strano e incoerente in una campagna pubblicitaria che spinge tutte le donne indistintamente, ed esplicitamente le più giovani, a sottoporsi a screening?
Cosa c'è di strano e incoerente nell'avere investito come testimonial dello screening Elisabetta Gregoraci, oggi 36 anni di età? 

E Anna Tatangelo, 28 anni nella campagna precedente "Nastro Rosa 2015", distante ben 22 anni dal suo primo screening mammografico raccomandato?



Allora ci sarebbe anche da chiedersi: le campagne mediatiche di promozione della prevenzione, quanto influiscono sulla grande crescita dell'incidenza del tumore al seno?
Il tumore al seno è peraltro già il più diagnosticato di tutti (Fonte 2015: registro dei tumori).

Fortunatamente anche a questa domanda molte ricerche di dominio pubblico hanno già risposto: le trovi qui "Più aumentano i controlli preventivi, più il cancro si diffonde".



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