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Quante donne subiscono danni dalle campagne Nastro Rosa?

Danni screening cancro al seno nastro rosa

LA DIAGNOSI PRECOCE TI SALVA LA VITA?

In questi anni di attività in 5LB Magazine lo abbiamo ripetuto in tutti i modi: il messaggio "la diagnosi precoce ti salva la vita", per quanto logicamente irresistibile, è un'allucinazione alla mercé del marketing della salute.
Meglio e più onesta sarebbe la frase di Sir Muir Gray :
"Tutti i programmi di screening fanno male. Alcuni fanno anche bene".
Fonte: BMJ

Sono anni che la mammografia come strumento di screening è sotto osservazione per i rischi che può comportare, eppure le campagne Nastro Rosa continuano a fare un'informazione parziale che occulta i pericoli di ciò che promuovono.

In Italia:
"LILT ogni anno con la sua Campagna Nastro Rosa, nel mese di ottobre, ribadisce il ruolo della cultura della prevenzione come metodo di vita, affinché tutte le donne si controllino e si sottopongano a visite senologiche a partire dai 30 anni di etàriporta ai giornali il presidente della Lega Italiana per la Lotta ai Tumori.
Fonte: Repubblica

LE LINEE GUIDA INTERNAZIONALI IGNORATE

Come può essere permesso ancora oggi (2018, data della notizia) a campagne tanto imponenti di continuare a veicolare messaggi che possono essere pericolosi per la salute delle popolazioni?
Le linee guida internazionali raccomandano di sottoporre a controlli SOLO le donne oltre i 50 anni.
È già dal 2015 che la USPSTF (task force americana di esperti EBM) ha classificato la mammografia a "grado B", cioè uno strumento clinico raccomandato con certezza moderata, e solo nella fascia di età 50-74 anni, perchè l'evidenza sui benefici non è così forte.
Fonte: USPSTF
Tra i 40 e i 50 anni è invece declassata a grado C, perchè i rischi di sovratrattamento e sovradiagnosi sono crescenti in proporzione inversa rispetto all'età (più si è giovani e più è rischiosa).
Allora lo screening mammografico deve essere sempre comunicato con tutte le informazioni sui rischi della sovradiagnosi.
Fonte: American Cancer Society
La fascia di età sotto i 40 anni non è nemmeno considerata.


Evidence 2015;7(12): e1000127 doi: 10.4470/E1000127


In sintesi: le linee guida internazionali raccomandano a donne sane (soggetti "a medio rischio"):
- (grado B) i controlli tra i 50 e i 74 anni (69 in Italia) con una frequenza non superiore ai 2 anni.
- tra i 40 e i 49 il medico deve discutere i benefici e i rischi della mammografia, e prescriverla solo se la donna, informata, la richiede esplicitamente.
- non è raccomandato nessun tipo di screening a donne di età inferiore a 40 anni né superiore a 74, né con un'aspettativa di vita minore di 10 anni.
nessuna donna a qualunque età va sottoposta a screening con risonanza magnetica o tomosintesi, né ad autopalpazione.

I dubbi sulla efficacia dei controlli a tappeto hanno spinto alcune nazioni a valutare il ritiro completo dei programmi di screening mammografico.


QUANTO RIESCONO AD "IPNOTIZZARE" LE CAMPAGNE DI COMUNICAZIONE

Nonostante le cose siano piuttosto chiare (a dispetto di altre neoplasie), certe campagne pubblicitarie senza pudore invitano con grandi generalizzazioni TUTTE le donne.
Sfido infatti a trovare notizie e pubblicità in cui siano esplicite e inequivocabili sia le fasce di età raccomandate sia i rischi correlati allo screening.
Chi si sta assumendo la responsabilità per le migliaia di donne di 20, 30 e 40 anni che subiranno seri danni da questa comunicazione?

Al di là della generalizzazione di una campagna pubblicitaria, quante donne sono concretamente esposte a rischi dallo stesso sistema sanitario? 
Ad 1 donna su 5 di età compresa tra 30 e 39 anni viene raccomandata una mammografia e il 23-35% la esegue. 
La maggior parte delle donne che si sottopongono a mammografia la fa ogni anno (invece che ogni due). 
Un terzo dei medici di medicina generale prescrive screening con ecografia e RM, oltre alla mammografia, in donne senza un rischio aumentato di carcinoma della mammella. 
Tra le donne di età ≥80 anni lo screening per tumore cervicale e mammario viene effettuato rispettivamente nel 38% e nel 50% dei casi.
Fonte: Evidence.it


Insomma, se le intenzioni sono indirizzate a massimizzare il numero dei controlli, queste campagne sono molto efficaci.
Se invece le intenzioni fossero indirizzate a salvare vite, ci sarebbe da discuterne ampiamente.

Alle nostre lettrici chiediamo: in questi anni di "campagne promozionali" e "visite gratuite", cosa hai capito di dover fare rispetto alla mammografia? 
Cosa ti è stato proposto? 
Corrisponde con le raccomandazioni che abbiamo qui esposto?



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