Non che sia una novità: sui perché della scienza e soprattutto della religione si sono edificati gli ordini politico-economici di ogni civiltà.
Tuttavia tra uso e abuso c'è un confine di onestà che dovrebbe essere invalicabile.
E la stesura del romanzo "Covid" ha abusato della scienza fin dal primo minuto, con disonestà, grandi mistificazioni e senza vergogna.
Per molti decisori politici si è trattato senz'altro di un atto di difesa da responsabilità insostenibili: infatti dove non sia stato il virus a decimare la popolazione, saranno state certe decisioni su cui qualche malcapitato ha messo la propria firma.
In un articolo di giugno 2020 già portavo all'evidenza che la politica era terrorizzata dal doversi assumere la responsabilità della catastrofe sociale.
Per non parlare delle manovre grottesche del ministro Speranza che nel febbraio 2021 tentava di ripulirsi la coscienza.
Prosegue così, in un modo che sembra anche piuttosto autoreferenziale e automatico, la scrittura di una narrazione della pandemia politicamente rassicurante, attraverso l'abuso di strumenti scientifici.
Non potrei dire altrimenti, mentre strabuzzo gli occhi leggendo le notizie che ogni giorno mistificano smaccatamente i fatti.
Questa di oggi è una delle tante, e avrò anche io i miei bias, ma ditemi voi...
Covid: 3 anni dopo l'infezione ci sono più rischi di malattie cardiovascolari
Rischio raddoppiato di eventi cardiovascolari fino a 3 anni dopo l'infezione. L'allarme del San Raffaele
"Il rischio di sviluppare eventi cardiovascolari anche gravi nei pazienti guariti da Covid-19 potrebbe persistere per anni dopo l'infezione iniziale.
[...] i dati di circa 229.000 pazienti, tra cui circa 32.000 che avevano ricevuto una diagnosi di Covid-19 confermata da test molecolare.
[...] i ricercatori hanno confrontato i pazienti infettati dal virus nel periodo 2020-2022 con la popolazione pre-pandemia del triennio 2017-2019. I risultati sono stati significativi: i pazienti colpiti dal Covid-19 hanno mostrato un'incidenza doppia di eventi cardiovascolari come infarto del miocardio, ictus cerebrale, scompenso cardiaco, fibrillazione atriale e miopericarditi rispetto al gruppo di controllo. Un aumento del rischio che non si limita alla fase acuta dell'infezione, ma che perdura per almeno tre anni. Le implicazioni di questi risultati sono di grande rilevanza clinica e sociale"
Fonte: Gazzetta, lo studio su Cardiovascular Research
Perdonatemi, ma questa può essere chiamata "scienza"?
Prosegue dunque la narrazione bambinesca avviata tre anni fa: nel 2020 a causa del virus triplicavano gli infarti (per chi non lo ricordasse, riveda un nostro articolo di maggio 2020); nel 2021 la pandemia finiva grazie ai vaccini (ricorda l'oscenità del Vaccine Day); oggi nel 2024 qualunque scostamento epidemiologico è causato dal cosiddetto "Long Covid".
Il riduzionismo scientifico tocca vette grottesche: oggi la salute oscillerebbe tra due singole variabili, il virus, fonte di qualunque malattia, che rappresenta il polo del male, e il vaccino il polo del bene.
Come può un ricercatore eseguire uno studio retrospettivo pensando onestamente che l'unica differenza tra una popolazione del 2019 in confronto con una del 2022 sia il virus??
Tra il 2019 e il 2022 c'è stato solo il virus?
Perchè un conto è affermare "c'è una correlazione statistica" (anche se io mi chiederei "beh, cosa me ne faccio?"), tutt'altro conto è concludere, come fa esplicitamente il suddetto studio, che bisogna attivare controlli sanitari a lungo termine sugli ex pazienti Covid: la deduzione di questo nesso causale è un volgare errore epidemiologico.
Ma poi oggi si studiano "i pazienti infettati dal virus confermati da test molecolare"... e quale sarebbe la popolazione non infettata dal virus? A parte quelli che evitavano i tamponi o li falsificavano, chiunque ha avuto almeno un tampone positivo e qualche sintomo respiratorio! Chiunque. È ovvio e appurato che non c'è individuo al mondo che in quei tre anni non sia entrato in contatto col famoso "patogeno".
Aggiornamento novembre 2024: proseguono gli "studi" che pretendono che l'eziologia post-2020 diventi inderogabilmente monofattoriale: il LongCovid provoca qualunque cosa, come il dolore cronico e la perdita di capelli.
Aggiornamento febbraio 2026: la leggenda del Long Covid è sempre più grande (grottesca) e diventa la causa di tutto, come dermatiti, asma e allergie di qualunque genere. Fonte: Il Sole24Ore
Nella odierna medicina l'eziologia è un buco nero supermassiccio che risucchia qualunque giustificazione la fantasia umana sia in grado di concepire. I dati scientifici a sostegno si troveranno a prescindere.
Anche l'Alzheimer. "I danni al cervello del Long Covid hanno effetti simili all'Alzheimer": lo studio. Fonte: SkyTG24
Allora
- posso lasciar passare il fatto che l'odierno riduzionismo sia totalmente ignorante di fenomeni psicosociali e delle conseguenze anche cardiovascolari di una catastrofe politico-sanitaria globale;
- posso tollerare che il molecolarismo trascuri la sovradiagnosi e altri fenomeni iatrogeni;
- ma un onesto ricercatore di estrazione puramente chimico-molecolarista, potrà mai trascurare il fatto che tra il 2019 e il 2022 c'è stata una vaccinazione di massa a cui è stata sottoposta l'intera popolazione? E, come se non bastasse, che per quel farmaco gli unici effetti avversi certificati sono proprio quelli cardiovascolari oggetto dello studio?
Quale sarebbe dunque lo scopo più o meno consapevole di queste contraffazioni, se non quello di
- da una parte alimentare il mercato impazzito delle pubblicazioni scientifiche e il mercato delle prestazioni sanitarie
- dall'altra rinforzare una narrazione della pandemia che sollevi le attuali autorità dalle proprie responsabilità?
Faccio l'avvocato del virus, e chiedo...
Aggiornamento aprile 2026: Uno studio prende una coorte di diagnosticati di Long Covid da una banca dati svedese (Fonte) e, confrontando con un gruppo di controllo, indaga "i meccanismi per spiegare l’aumento del rischio cardiovascolare dopo COVID-19, che include disfunzione endoteliale, infiammazione cronica, trombogenicità e danno miocardico."
Chi sono "i Long Covid"? Persone a cui è stata fatta una diagnosi standardizzata ICD-10 U09.9, che però è aspecifica... significa che i medici hanno così classificato queste persone perché non sapevano come farlo altrimenti.
Il paziente può riferire stanchezza cronica, febbre, fiato corto, nebbia cognitiva, insonnia, depressione, dolori muscolari...e tante altre cose che abbiamo già elencato. Come spesso accade si fatica a definire una eziologia chiara, e allora basta un qualunque segno di Covid (come presenza di anticorpi Anti-Nucleocapside) per finire nel gruppo dei Long Covid.
I problemi alla radice di questo approccio:
1) la definizione dell'OMS del Long Covid è aprioristica e blindata: la causa sono residui di virus.
Non si discutono le conseguenze della catastrofe psicosociale, né gli effetti della somministrazione di massa di mRNA artificiale, il cui rischio certificato, però, riguarda precisamente quei sintomi cardiovascolari oggetto delle studio (con incidenza di uno su 800 dosi, da studi RCT).
Il bias è manifesto quando i ricercatori aggiustano le variabili confondenti che pesano sui rischi cardiaci: escludono i soggetti ospedalizzati per Covid, perché il ricovero stesso si è visto essere un fattore di rischio di per sé; escludono quelli con condizioni vascolari preesistenti nei 5 anni precedenti;
aggiustano statisticamente e neutralizzano le variabili sul consumo di tabacco, alcol, obesità iperlipidemia, ipertensione, diabete, depressione, ansia, e stato socioeconomico; escludono gli effetti della somministrazione di massa "la copertura vaccinale nella popolazione adulta di Stoccolma ha superato circa l’80% durante il periodo di studio, suggerendo una variabilità limitata e riducendo la probabilità che la sola vaccinazione spieghi le associazioni osservate.". Escluso a priori come variabile confondente.
2) sia l'infezione naturale che i vaccini a mRNA portano l'organismo a produrre la proteina Spike, e poiché la Spike stessa è stata identificata come l'elemento potenzialmente tossico (pro-infiammatorio e pro-trombotico), non puoi distinguere in una popolazione la cui quasi totalità ha ricevuto più dosi di vaccino e ha contratto il virus più volte, anche in modo asintomatico. Ciò crea un "rumore di fondo" immunologico che rende impossibile isolare la causa primaria, e la presenza nel sangue di Anti-N (infezione naturale) o Anti-S (reazione al farmaco) di per sé non può spiegare alcun sintomo.
3) la ricerca fondata sul pregiudizio corrobora il dogma scientifico: il virus provoca danni cardiovascolari di lungo periodo.
4) il nemico è fuori, i decisori politici sono tutelati.
Questo ci sembra un buon esempio di come la narrativa del LongCovid si autoalimenta, cumulando "prove" sulla base di postulati deboli e indimostrati, e di omissioni dettate dal pregiudizio.
Così accade che la ricerca corrobora dogmi scientifici su pilastri di argilla.


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