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Efficacia dei farmaci anti-colesterolo (giugno 2016)

Usa: approvato nuovo tipo di farmaco anti-colesterolo
Le iniezioni riducono del 40-50% la malattia. Destinato alla cura dei casi resistenti. Va usato con le statine.

"Un super farmaco contro il colesterolo è stato appena approvato negli Stati Uniti dalla Food and drug administration (Fda). E' l'ultimo di una serie di medicinali di nuova generazione, capaci di ridurre  il colesterolo cattivo che predispone a infarto e a ictus."
Fonte: Repubblica

Tre grosse case farmaceutiche (Sanofi, Amgen, Pfizer) stanno per mettere in commercio dei farmaci capaci di ridurre il cosiddetto "colesterolo cattivo" o, come dicono i giornali, "capaci di ridurre del 50% la malattia".
È un prodotto biotecnologico molto efficace, purtroppo piuttosto costoso, che viene iniettato una volta ogni due settimane per ridurre il colesterolo LDL fino al 65%, senza i noti effetti collaterali delle terapie basate su statine (è comunque stato studiato per agire in combinazione con queste ultime).
Il nuovo superfarmaco è stato approvato in questi giorni dall'americana FDA e dall'europea EMA per venire usato soprattutto nei casi ad alto rischio cardiovascolare, "predisposti" a infarto e ictus.
Se i test clinici, eseguiti dalle stesse aziende, non sono stati sovrastimati per motivi commerciali, possiamo dire che i recenti prodotti biotecnologici sono davvero straordinari: la loro efficacia nell'abbattere l'LDL è molto superiore alle soluzioni precedenti. 
Avremmo dunque a disposizione uno strumento sintomatico molto potente.

Potente per fare cosa?
Perchè, nonostante questi risultati eclatanti, la ben nota ipotesi di fondo che sostiene che "abbassare il colesterolo apporta benefici" ha ancora un'evidenza scientifica molto debole.

In effetti fino a oggi la ricerca ha sì mostrato che i medicinali sono in grado di abbassare la colesterolemia, ma non ha saputo mostrare con la stessa sicurezza che questa riduzione sia benefica per il sistema cardiovascolare. 
Ad esempio, una meta-analisi molto recente, effettuata dal gruppo NNT (dati Cochrane) sui numerosi studi disponibili sulle statine che hanno coinvolto pazienti NON cardiopatici, conferma che questi medicinali sono efficaci nella riduzione del colesterolo nel sangue. Tuttavia, che questa riduzione produca un minore rischio di infarto o di ictus non è affatto evidente: si tratta di una correlazione che, in un certo senso, viene spesso non indagata e data per scontata. 
Dai pochi studi che analizzano tale correlazione, risulta che, con una terapia basata su statine della durata di 5 anni, si riduce dell'1,6% il rischio di infarto e dello 0,37% il rischio di ictus. Non si riduce invece il rischio di morte.
Dall'altro lato, ci sono probabilità intorno all'1% di sviluppare diabete, e probabilità del 10% di sviluppare sintomi muscolari debilitanti.

Nel caso invece di pazienti cardiopatici considerati ad alto rischio, un'altra meta-analisi rileva che il controllo farmacologico del colesterolo comporta una riduzione dei rischi di decesso dell'1,2%, dei rischi per l'infarto del 2,6%, e dello 0,8% per l'ictus. 
In termini individuali i benefici sono bassi (19 persone su 20 non godono di alcun effetto), ma in termini sociali possono avere un peso sulla bilancia, poichè ogni milione di persone 45000 hanno un beneficio, mentre 6000 ricevono un danno.
E qui una recente revisione del 2016 del BMJ, in cui l'ipotesi che il colesterolo sia la causa di problemi cardiovascolari è confutata con prove significative, che addirittura mostrerebbero un vantaggio in alti valori di colesterolo "cattivo" LDL per persone oltre i 60 anni: l'ipotesi sul colesterolo sostiene che i livelli di LDL sarebbero associati con l'aumento di mortalità per cause cardiovascolari o di altro tipo. La nostra revisione ha mostrato una mancanza di associazione, se non un'associazione inversa, tra il colesterolo e la mortalità. L'ipotesi [consolidata] sul colesterolo sembra essere in conflitto con molti dei criteri di causazione di Bradford Hill, a causa dell'assenza di congruenza e coerenza. La nostra revisione fornisce le basi per ulteriori ricerche sulle cause dell'aterosclerosi e delle malattie cardiovascolari, e anche per una rivalutazione delle linee-guida per la prevenzione cardiovascolare, in particolare perchè i benefici dai trattamenti con statine sono stati esagerati. Fonte: BMJ

In parole povere, secondo le revisioni di tutti questi studi, ridurre il colesterolo con il fine della prevenzione non ha alcuna utilità e, anzi, gli effetti collaterali sono decisamente superiori ai benefici.
Invece, ridurlo quando si fanno recidive, per quanto in modo marginale, potrebbe forse aiutare. 

Il principio che può spiegare questa differenza di efficacia è quello che conosciamo: i farmaci sono strumenti di intervento sintomatico e, quando un organismo recidiva un processo biologico a lungo, gli eccessi debilitanti possono essere contenuti da interventi farmacologici.

Per esempio tutti abbiamo la candida nell'intestino, è un fungo simbionte dell'organismo umano, arruolato con la sua utilità ben definita nell'esercito della flora mico-batterica.
Nessuno si preoccupa e nemmeno si accorge di averla, e non ha infatti senso farne "prevenzione".
Quando la fisiologia speciale entra in Fase Attiva, la candida prolifera pronta a entrare in azione in fase PCL-A: se la curva è monociclica, il processo può iniziare e terminare in modo del tutto asintomatico.
Se invece la curva si trascina in continue ricadute, la candida può proliferare in modo notevole, diventare "troppa" e dare disturbi fastidiosi. A quel punto un farmaco può aiutare a contenerne l'esuberanza.
Lo stesso discorso vale per il colesterolo: abbiamo già visto che il suo senso biologico è in relazione alla cicatrizzazione dell' intima delle arterie, specie quelle coronariche.
Tutti abbiamo il colesterolo nel sangue, e non ha senso prevenirlo perchè è utile e necessario.
Se un processo sulle coronarie si trascina in perduranti recidive, la produzione di colesterolo può crescere progressivamente fino a livelli molto alti, per la necessità di cicatrizzare i tessuti ulcerati. 
È possibile quindi che diventi "troppo", e un farmaco può contenere l'esuberanza. 
Se è un super-farmaco super-efficace, ancora meglio.

È evidente che si tratta di interventi limitati al sintomo - terapie sintomatiche - che possono migliorare la qualità della vita, possono permettere di guadagnare tempo, ma non possono di per sè invertire il processo biologico ("guarire") poichè non intervengono sulla causa. 
Nei fatti la loro efficacia sul lungo periodo è spesso molto bassa.
Il processo fisiologico recidivato si interrompe solo quando l'organismo percepisce che ci sono le condizioni per interromperlo (leggi sulla differenza tra terapie sintomatiche e terapie causali).

Se ora ti sorgono domande sulla prevenzione della ipercolesterolemia con l'approccio nutrizionale, leggi questo articolo, ma ancora prima leggi la recente notizia che certifica ufficialmente la non-correlazione tra colesterolo alimentare e colesterolo nel sangue.



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